Catasto, batosta per i centri storici. Lo studio: cifre triplicate a Milano, raddoppiate a Napoli

venerdì 8 Ottobre 10:28 - di Milena Desanctis
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La riforma del catasto avrà forti ricadute sul mattone e nelle grandi città si potrebbe trasformera in una stangata sulla casa. Da primo gennaio 2026 tutto il patrimonio immobiliare italiano sarà rivoluzionato. La riforma del catasto, inserita nella legge delega fiscale e che ha provocato forti tensioni nel governo, avrà un forte impatto sulle case. In concreto, come si legge su Repubblica, il centro sarà più tartassato della periferia. Il quotidiano riporta uno studio della Uil-Servizio Lavoro, Coesione e Territorio che proietta aumenti medi del 128% di estimi e Imu, un Isee quadruplicato (+318%) e un possibile rialzo della Tari, la tariffa sui rifiuti.

Riforma del catasto, Meloni: «Automatico aumento tasse e cambio Isee»

Si conferma così quanto affermato da Giorgia Meloni nei giorni scorsi. «La revisione del valore catastale della casa corrisponde automaticamente un aumento di tutta la tassazione collegata a quella casa. All’aumento del valore catastale della tua casa corrisponde anche la revisione dei tuoi parametri Isee, per cui in un momento in cui la povertà dilaga e le persone sono sempre più in difficoltà, si rischia che senza aver di fatto mutato niente, ci si vede modificato il valore catastale della propria casa e non si ha più diritto all’asilo nido come il mese precedente. Motivo per cui ho detto e ribadisco che Fratelli d’Italia è pronta a fare le barricate in Parlamento contro una roba del genere, perché non è questo il momento».

Sei città a confronto

Vediamo, come si legge su Repubblica, che cosa potrebbe accadere in sei grandi città, distinguendo tra zone centrali e periferiche: Roma, Milano, Bologna, Genova, Napoli, Bari. I calcoli effettuati fanno tremare. La rivalutazione delle vecchie rendite ai valori di mercato, se venisse poi adottata come base per il calcolo delle imposte, si abbatterebbe sui centri, meno in periferia. Una cosa appare certa: nessuno pagherebbe meno. Milano e Napoli sono in cima alla classifica. Vanno meglio le città che hanno già adeguato i valori, anche se per zone, come Genova e Bologna in periferia. Come riporta il quotidiano, a Bologna tutte le case periferiche nella categoria A3 sono passate ad A2. Non è un caso che oggi è tra le città più care per l’Imu. E quindi quella che meno risentirebbe della riforma del catasto: in periferia i valori degli immobili aumenterebbero dell’1,5%, a differenza del centro: +56%. Altra musica per Milano e Napoli con valori relativi ai centri storici in forte aumento: +151% e +119%. Quasi triplicati a Milano e più che raddoppiati a Napoli. I rialzi in periferia: +87% e +60%. A Roma i valori salirebbero in centro del 52% e in periferia del 18%. A Genova meglio: +28% e +12%. A Bari: +33% e +24%.

Il potenziale effetto fiscale

Repubblica ha pubblicato anche il potenziale effetto fiscale che l’aggiornamento dei valori catastali potrebbe avere sull’Imu delle seconde case. «Aggiornare i valori catastali – scrive il quotidiano – non è mai un’operazione neutra su tributi, tasse e imposte. A meno che, come fa il governo attuale, non si voglia congelare l’impatto fiscale per qualche tempo. Se così non fosse, l’Imu salirebbe in linea con gli aumenti del valore degli immobili».

E così nei centri storici si va dal +33% di Bari al +151% di Milano. E così a Milano si passerebbe da 4.200 a 10.500 euro l’anno. A Roma da 7.100 a 10.800, un balzo del 52%. A Bologna del 56%, a Bari del 33%. E a Napoli, sempre in testa con Milano, di quasi il 120%. In periferia – con l’eccezione di Milano: +87% – aumenti inferiori. Si va dall’1% di Bologna, un ritocco, al 60% di Napoli passando per il 18% di Roma.

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