Belpietro: siamo alle solite, si vuole liquidare il nemico con l’aiuto della magistratura

sabato 2 Ottobre 7:55 - di Redazione

Maurizio Belpietro commenta oggi su La Verità le due inchieste che hanno colpito Lega e Fratelli d’Italia a poche ore dal voto delle amministrative. Un voto, ricordiamolo, importantissimo tanto per il M5S che deve testare la sua tenuta quanto per il Pd. Enrico Letta, infatti, ha già fatto sapere che considererà un trionfo la vittoria in quattro delle principali città in cui si aprono le urne.

Belpietro evoca il caso Strache

Le due vicende – scrive Belpietro – “ci ricordano per certi versi il caso di Heinz Christian Strache, ex vicecancelliere austriaco e leader del partito di estrema destra Fpoe. Tempo fa, quando il partito della Libertà fondato da Jörg Haider insidiava i tradizionali gruppi, al punto di aver sfiorato l’elezione di un presidente della Repubblica che non fosse di sinistra o scelto fra i Popolari, Strache fu vittima di uno scandalo. In preda ai fumi dell’alcol o di altro fu ripreso mentre, in cambio di finanziamenti, prometteva appalti pubblici a una presunta nipote di un oligarca russo. La trappola, di cui non si scoprì mai l’ideatore, scattò un paio di anni dopo, quando i filmati registrati in una villa a Ibiza furono recapitati alle redazioni dei giornali”.

E ricorda anche la vicenda di Savoini

Belpietro evoca anche il caso che ha avuto per protagonista Gianluca Savoini, altro collaboratore di Salvini, “che a Mosca fu registrato mentre parlava di forniture di petrolio russo per sostenere le campagne elettorali della Lega. Dei barili incriminati non si è mai trovata l’ombra e neppure del denaro, ma la storia ha tenuto banco per settimane e venne aperta anche un’inchiesta, che a oggi non ha prodotto nulla di nuovo”. Certo, osserva il direttore de La Verità, anche dall’altra parte ci sono personaggi che finiscono nelle maglie della giustizia. ma nei casi di Morisi e Fidanza “la giustizia è stata scomodata, anzi imbeccata. A Verona, con Luca Morisi, da una curiosa telefonata ai carabinieri di chi aveva tutto da nascondere, a cominciare dal mestiere che fa. A Milano, da un servizio giornalistico che dopo mesi di riprese ha visto la luce. Ho scritto luce, non Istituto Luce”.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *