Ballottaggi: il marito di Appendino in campo per Damilano, quello di Raggi fa a pezzi Gualtieri

martedì 12 Ottobre 19:04 - di Viola Longo
marito appendino

In vista dei ballottaggi a Roma e Torino scendono in campo i mariti delle prime cittadine uscenti, e spiazzano l’ala sinistra del M5S. Marco Lavatelli, marito di Chiara Appendino, ha infatti reso noto che voterà «con convinzione» il candidato del centrodestra Paolo Damilano. Meno esplicito l’endorsement di Andrea Severini, first husband della Capitale, che, annunciando quella che sembra una volontà di astensione, ha comunque proposto un lungo elenco di torti compiuti dalla sinistra ai danni di Virginia Raggi, sottolineando che «ogni cittadino sceglierà libero, secondo coscienza, senza condizionamenti». Insomma, come a dire che tutto si può fare, ma votare il Pd proprio no.

Il marito di Chiara Appendino: «Voterò Damilano»

«Al ballottaggio voterò Paolo Damilano». Inizia così il ungo post su Facebook con cui Lavatelli ha annunciato il suo voto per il centrodestra. «Lo voterò con convinzione – ha spiegato il marito di Chiara Appendino – perché si tratta di una candidatura innovativa, indipendente, civica. Innovativa e indipendente, perché i partiti hanno fatto un passo indietro candidando una persona esterna alle loro logiche. Civica, perché Paolo di mestiere fa l’imprenditore, non l’uomo di apparato e non risponde né dovrà rispondere ad alcuna corrente». Lavatelli, quindi, ha sottolineato di aver trovato «molto positivo che il centrodestra a Torino si sia affidato a una figura centrista e moderata come la sua. Con la vittoria di Paolo Damilano – ha aggiunto – succederebbe niente di più di quanto successo qualche anno fa a Genova dove il sindaco Bucci sta facendo un buon lavoro».

I Cinquestelle lacerati dal voto nelle città

Il post di Lavatelli, che ha precisato di non essere stato «schierato da nessuno», ha provocato la reazione di Fabio Versaci, compagno di Valentina Sganga, la candidata a sindaco M5S uscita sconfitta dal primo turno. «Il 17 ottobre andrò a votare Stefano Lo Russo al ballottaggio», ha detto Versaci, che non è solo “compagno di”, ma anche ex presidente del Consiglio comunale della città. Dunque, attraverso queste dichiarazioni, oltre alle preferenze per l’uno o l’altro candidato in lizza, emerge anche tutta la lacerazione che sta attraversando i Cinquestelle e che sta avendo contraccolpi anche a livello nazionale.

Il marito di Virginia Raggi fa a pezzi Gualtieri

Perché va bene andare a braccetto col Pd al governo, ma sul territorio è assai più complicato applicare la regola del “chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato”, considerando che, a darsene, se ne date spesso di santa ragione, come ha ricordato Severini nel lungo post con cui ha chiarito che il Pd non lo avrebbe votato neanche turandosi il naso. «Vi vedo un po’ tutti agitati…», ha scritto qualche giorno fa, anche lui su Facebook, il marito di Virginia Raggi. «Titolo: Gualtieri: spero in un supporto dagli elettori della Raggi (Ottobre 2021). Sottotitoli: Raggi una minaccia per Roma (Zingaretti, Marzo 2021), Raggi disastro come Alemanno (Gualtieri, Maggio 2021), Raggi rischia di essere una pietra di inciampo (Letta, Marzo 2021)», si legge nel post di Severini, che poi elenca una lunga lista di malefatte della sinistra verso la prima cittadina uscente.

Da Roma partono i «titoli di coda»

«Titolo di coda: Ogni cittadino sceglierà libero, secondo coscienza, senza condizionamenti. Io – ha scritto Severini – la scelta l’ho fatta, dopo 5 anni di insulti, di sgambetti, di bugie, di attacchi alla persona, di bastoni tra le ruote, di guerre sotterranee, di spallate, io ho già scelto». «Se fossi vendicativo direi di andare a votare per Michetti, ma non sono come loro e non dirò nulla e non andrò, faccio decidere a chi ha deciso di far fuori Virginia. Non ce la posso fare. Fate vobis», ha quindi concluso il marito di Virginia Raggi.

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