A furor di inciuci: Draghi al Colle e l’avatar Franco a Palazzo Chigi. Il popolo? Meglio abolirlo

lunedì 4 Ottobre 10:53 - di Valerio Falerni
Draghi

L’incastro, almeno sulla carta, è difficilissimo. Ma nulla è impossibile quando l’ostacolo è un Parlamento semplicemente terrorizzato dal ritorno alle urne. Persino la mandrakata che porterebbe Draghi a succedere a Mattarella senza interrompere anticipatamente la legislatura si trasforma, da colpo da maestro, un gioco da ragazzi. Risolvendo senza colpo ferire il dilemma del “se io vado chi resta (a Palazzo Chigi) e se io resto chi va (al Quirinale)”. A dar retta ai boatos dei palazzi della politica, infatti, il successore di Draghi alla guida del governo starebbe già scaldando i muscoli in vista del passaggio di consegne: è Daniele Franco, l’operoso e discreto ministro dell’Economia che nella geografia del governo è una sorta di Avatar del premier. Repubblica lo dà praticamente per certo.

Il ministro dell’Economia assumerebbe la guida del governo

Ma perché smuovere Draghi dal governo per mandarlo al Colle? Semplice: innanzitutto perché Mattarella è indisponibile ad un secondo mandato e poi perché il quadro politico è in forte fibrillazione. Prima che frani è meglio mettere in sicurezza l’attuale premier. Ma poiché la sua elezione al Quirinale potrebbe finire cecchinata dai tantissimi che mai più tornerebbero in Parlamento (anche per effetto della riduzione – da 945 a 600 – del numero dei parlamentari, ecco la soluzione Franco. La sua designazione è una mano tesa alle preoccupazioni dei Grandi elettori e ad assecondarne l’esigenza di maturare (15 settembre 2022) il diritto alla pensione.

E Draghi vigilerebbe dall’alto del Quirinale

La condizione è che nessun partner dell’attuale maggioranza si possa sfilare. Inutile sottolineare che il terrore delle urne e quindi la volontà di restare imbullonati alle poltrone ingoiando tutto, serve a dare il crisma della democraticità a tutta l’operazione. Alla fine si dirà che è il Parlamento che lo vuole, quando è invece un’operazione di mero potere. A maggior ragione se si considera che l’altra giustificazione è l’implementazione delle misure del Pnrr attraverso atti legislativi e soprattutto amministrativi. Sul punto,  – è il sottinteso dell’operazione – l’Italia si gioca l’osso del collo. Come a dire che è roba troppo seria per lasciarla nelle mani dei partiti e dei Parlamento’s boys. Meglio puntare su Draghi e Franco. Il fatto che nessuno li abbia mai eletti non è un problema. Anzi, di questi tempi, è l’unico requisito che conta davvero.

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