Romanzo Quirinale, tra Mattarella e Draghi c’è spazio per gli outsider: ecco perché

giovedì 9 Settembre 8:51 - di Valerio Falerni
Quirinale

Nel suo editoriale di ieri, il direttore del Giornale Augusto Minzolini stilava un nutrito elenco di personalità quirinabilimeritevoli – cioè – di aspirare al Colle. Un modo per dire che alla corsa per la presidenza della Repubblica, oltre all’uscente Mattarella e al premier Draghi, possono partecipare anche gli outsider. Concetto più o meno analogo si legge oggi sul Corriere della Sera nel retroscena di Francesco Verderami. «Se oggi – vi si legge – la corsa per il Quirinale è vissuta come una partita a due tra Mattarella e Draghi è perché oggi fuori da questo schema si intravede solo il caos». In effetti è così, e pur tuttavia la battaglia non s’annuncia priva di colpi di scena.

L’esito della corsa per il Quirinale non è scontato

Perché, spiegò tempo fa ai suoi il ministro (e aspirante) Dario Franceschini, «nel segreto dell’urna per il presidente della Repubblica votano i parlamentari e non i partiti».Vuol dire che se per una riconferma di Mattarella non ci sarebbero problemi, ne presenterebbe moltissimi l’indicazione di Draghi. E si capisce:  un minuto dopo dovrebbe lasciare il governo spianando così la strada alla fine anticipata della legislatura. Da qui gli appelli a restare, più o meno pelosi, rivolti all’attuale Inquilino del Quirinale. Ma non è scontato: Mattarella, che ha a più riprese sottolineato la propria indisponibilità ad un altro settennato, potrebbe mandare in frantumi i progetti di chi oggi tifa per il bis. E costringere quel che resta dei partiti a trovare accordi (se ne sono capaci) per stendere una rete a protezione della prosecuzione della legislatura.

Pd e M5S spaccati alla meta

Più facile a dirsi che a farsi. I partiti sono spaccati: sul Quirinale Pd e M5S (ma anche Forza Italia) registrano visioni completamente opposte. Per questo si guarda con attenzione e  apprensione alle “amministrative” del prossimo mese e ai rapporti di forza che disegnerà soprattutto nel centrodestra. Il timore è che in caso di vittoria della Lega è che, una volta archiviata la pratica Capo dello Stato, Salvini possa terremotare la maggioranza. Si vedrà. Tanto più che la partita per il Quirinale entra nel vivo solo a metà gennaio. Al momento se ne occupano con impegno solo Matteo Renzi e Giancarlo Giorgetti. Il Pd è come intontito dai distinguo interni mentre il M5S, in teoria il king maker dell’operazione, è paralizzato dalla paura di tornare alle urne. In un contesto così nulla è scontato, e l’outsider è dietro l’angolo.

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