Raggi assegna le case popolari ai rom: i romani possono aspettare. FdI: «Uguale alla sinistra»

lunedì 20 Settembre 12:06 - di Federica Parbuoni
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Le case popolari si liberano, ma la giunta Raggi le assegna ai rom «che con ogni probabilità non erano nemmeno in graduatoria». La denuncia è di FdI, che ha avvertito come, oltre a suscitare indignazione, il caso dimostra la «perfetta continuità» tra la gestione del Campidoglio da parte del M5S e la sinistra e apre uno scenario a tinte fosche per il futuro. «Solo un voto al centrodestra e al candidato Enrico Michetti è in grado di spezzare questo filo rosso che ha tenuto in piedi l’amministrazione di Roma per decenni, privilegiando il business sociale della finta integrazione alle reali necessità dei cittadini», sottolinea quindi FdI.

La giunta Raggi assegna le case popolari ai rom

La denuncia è arrivata in particolare dai dirigenti romani di FdI Lavinia Mennuni e Giovanni Ottaviano, candidati al Consiglio comunale e il responsabile immigrazione-integrazione Giorgio Mori, candidato consigliere al XV Municipio. «Abbiamo appena appreso dagli uffici del Dipartimento Politiche sociali del Comune di Roma che negli ultimi tempi il Dipartimento Politiche abitative ha messo a disposizione circa una trentina di alloggi Erp che erano tornati nella disponibilità del Comune», hanno spiegato i tre, sottolineando che «la cosa che ci ha indignato è che tali immobili, invece di tornare nella disponibilità dei cittadini romani che attendono da anni fiduciosi in graduatoria, sono andati in assegnazione e stanno per essere assegnati nel progetto di cohousing sociale per il superamento dei campi rom proprio ai nomadi stessi, che con ogni probabilità non erano nemmeno in graduatoria».

I romani possono aspettare

Mennuni, Ottaviano e Mori hanno quindi spiegato che «si tratta di coloro che sono stati sgomberati recentemente dal campo della Monachina e di quelli che stanno uscendo da La Barbuta e di coloro che sono in procinto di uscire dall’area F di Castelromano. Questo fatto spiega anche – hanno sottolineato – le reazioni che tempo fa coinvolsero alcuni residenti di Via Codirossoni al momento dell’insediamento di alcuni sinti sgomberati dalla Barbuta. L’attribuzione formalmente è di due anni, ma non ci vuole un’intelligenza straordinaria per capire che il rilascio di quegli immobili alla scadenza non ci sarà».

Un progetto dagli «effetti devastanti»

Il caso inoltre preoccupa in prospettiva. «Considerato che la giunta Raggi ha previsto di chiudere nel 2022 anche i campi di Candoni, Lombroso e Salviati 70 e 72, con la mediazione delle solite cooperative sociali, prevediamo che un progetto di cohousing strutturato in questo modo – hanno sottolineato i tre esponenti di FdI – avrà effetti devastanti anche e soprattutto verso tanti romani che da anni stanno aspettando fiduciosi una casa popolare, ancor più in epoca di emergenza economica figlia della pandemia».

Raggi e la sinistra uguali: «Solo Michetti può spezzare questo filo rosso»

«Le Politiche sociali della giunta Cinquestelle di Virginia Raggi sono dunque in perfetta continuità con l’indirizzo politico delle sinistre nei precedenti venti anni. Per questa ragione – hanno concluso Mennuni, Ottaviano e Mori – solo un voto al centrodestra e al candidato Enrico Michetti è in grado di spezzare questo filo rosso che ha tenuto in piedi l’amministrazione di Roma per decenni, privilegiando il business sociale della finta integrazione alle reali necessità dei cittadini».

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