Orrore a Napoli, donna uccisa e fatta a pezzi: un drone ritrova la testa e altri resti. Il figlio ha confessato

martedì 14 Settembre 19:38 - di Greta Paolucci
Napoli donna fatta a pezzi

L’inquietante caso di Napoli, della donna uccisa e fatta a pezzi, ritrovata bustone blu abbandonato sul ciglio della strada, vicino una discarica, si aggiorna all’ultimo rinvenimento di oggi. Quando, grazie a un drone, gli investigatori sono riusciti a ritrovare la testa della vittima e altri resti ancora… Un orrore senza fine, quello al centro dell’agghiacciante caso di cronaca, che con il proseguo delle indagini – e del lavoro della scientifica – aumenta, se possibile, il suo potenziale di choc ogni ora che passa. E allora, le ultime acquisizioni degli inquirenti aggiornano l’inchiesta al ritrovamento di altre parti del corpo di Eleonora Di Vicino: l’anziana di 85 anni uccisa alcuni giorni fa nel quartiere Pianura, nella periferia occidentale della città.

Orrore a Napoli, donna uccisa e fatta a pezzi: l’ultimo, macabro ritrovamento

Il primo significativo riscontro risale al 9 settembre, quando si è verificato il primo rinvenimento dei resti della vittima. Ossia quando, nelle campagne in contrada Pisani, i Carabinieri hanno trovato un borsone con all’interno parti anatomiche, poi ricondotte all’anziana. Della quale era stata denunciata la scomparsa il giorno precedente. Le indagini si sono immediatamente concentrate sul figlio della donna, Eduardo Chiarolanza. Un 47enne con problemi psichiatrici che, nel corso di un interrogatorio, è crollato davanti agli inquirenti che cercavano di far luce sulla misteriosa sparizione della madre: e ha confessato di averla uccisa. Nei giorni successivi sono proseguite le ricerche dei Carabinieri nell’area, eseguite anche con l’aiuto di un drone. E oggi sono state ritrovate altre parti del corpo: tra le quali la testa. Sono ancora in corso le indagini per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto. E, non ultimo, il movente dell’omicidio

Oggi un drone consente di ritrovare la testa. Il punto sulle indagini

Sul caso, nei giorni scorsi il Messaggero riferiva che l’atroce delitto che il figlio della vittima ha confessato, si sarebbe consumato al culmine di una lite tra i due avvenuta nell’abitazione di famiglia. Poi, ulteriori acquisite dagli inquirenti hanno permesso di risalire al borsone – sembra fosse una busta di Ikea – e di procedere con la macabra scoperta. Un primo rinvenimento a cui sarebbero seguiti quelli successivi, individuati nelle zone limitrofe, probabilmente – riportava La Stampa nei giorni scorsi – «trasportati da alcuni animali». Gli inquirenti, infatti, pensano che il borsone fosse lì da almeno una settimana. E sì che non sono stati i figli a denunciare la scomparsa della madre. Tantomeno l’autore dello scempio. Bensì la preside di una scuola del posto che, non ricevendo più notizie della donna da giorni ormai, ha pensato di presentare una denuncia di scomparsa, che ha fatto scattare l’inchiesta.

 

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