Montanari & Travaglio vedono “neri” ovunque: ora è «fascista» anche il ministro Cingolani

lunedì 6 Settembre 13:43 - di Marzio Dalla Casta
Montanari

Mario Draghi non lo sa, ma il suo ministro alla Transizione ecologica, Roberto Cingolani, è fascista. A sostenerlo, dal pulpito del Fatto Quotidiano, è Tomasi Montanari. Al momento, il Prof negazionista delle foibe ha segnalato solo lui. Ma è altamente probabile che la lista di ministri in orbace sia destinata ad allungarsi. Almeno fino a quando Montanari non avrà finalmente poggiato la residua parte libera delle sue chiappe sulla poltrona di rettore dell’Università per Stranieri di Siena. Nel prestigioso ruolo lui si sente già. Teme però di aver calcato un po’ i toni della sua crociata negazionista pestando qualche callo sbagliato. Ma poiché in Italia niente più e meglio della retorica antifascista “copre” dalla possibile perdita di un incarico, eccolo rilanciare sul tema più forte che pria.

Così Montanari sul Fatto Quotidiano

Ha sentito Cingolani bollare gli «ambientalisti radical chic» come «peggio della crisi climatica» e lo ha iscritto d’ufficio al fascio. «Ricorda certi discorsi del Ventennio», ha sentenziato Montanari nel passare la pratica al Fatto di Travaglio. Piuttosto che un lampo di logica aristotelica, ricorda il ragionamento di quei tizi che fino a due secoli fa, a Roma, finivano d’urgenza a via della Lungara. Ma bisogna capirlo. Montanari ha abbordato al volo Cingolani come si fa con un taxi solo per farsi portare dove vuole lui. Sempre lì, Siena: direzione poltrona. Apposta, subito dopo il paragone con il Ventennio, ha calato la sua carta vincente: «Ma molti prof – si legge sul Fatto – all’epoca presero posizione».

Il futuro rettore si paragone a Calamandrei e a fratelli Rosselli

Molti, certo, ma allora. Oggi – invece – uno solo, appunto il prode Montanari che, in piena escalation da delirio, cita nell’ordine Concetto Marchesi, Carlo e Nello Rosselli e Piero Calamandrei, riportandone brani di discorsi e scritti fieramente antifascisti degli anni ’20, ’30 e ’40. Sottinteso: se ieri c’erano questi giganti a difendere la cultura italiana dalla dittatura, oggi il gigante sono io. Neanche lo sfiora il dubbio che i tempi siano cambiati. Marchesi, i fratelli Rosselli e Calamandrei furono anti quando era scomodo e difficile esserlo. Al contrario, Montanari, lo fa perché è redditizio. La poltrona innanzitutto. Altro che via della Lungara, il Prof è un vero dritto.

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