Milo Manara contro il politicamente corretto: «Crea censura. Oggi non mi farebbero disegnare»

lunedì 20 Settembre 13:11 - di Eleonora Guerra
milo manara

«Se dobbiamo scegliere tra la vita e la libertà, significa che stiamo messi male». A dirlo è stato Milo Manara, nell’ambito di un’ampia riflessione che sulle minacce alla libertà di pensiero e di espressione, che vanno dal politicamente corretto ai fondamentalismi, che più d’una volta hanno insanguinato le nostre città. «Oggi non mi permetterebbero più di disegnare le mie tavole e le mie eroine. Forse, in questo asfittico clima da politicamente corretto, neanch’io mi sentirei tranquillo», ha detto il maestro dei fumetti.

Pure Milo Manara accusato di sessismo

Intervistato dal Messaggero, in occasione della conclusione di Pordenonelegge, dove ha presentato A figura intera, l’autobiografia edita da Feltrinelli Comics e curata dal direttore editoriale, Tito Faraci, Manara ha rivendicato il valore della libertà, che sempre ha ispirato la sua opera e la sua vita, ma che pure lui si è visto mettere in discussione. Avvenne, per esempio, nel 2014, quando negli Usa si ritrovò duramente contestato per aver disegnato una Donna ragno nel suo stile, dunque particolarmente sexy. Era «per una serie di copertine sulle supereroine e – ha ricordato Manara – mi sono beccato l’accusa di sessismo. Credo che la Marvel non mi chiamerà mai più».

«Non dimentichiamo anche la multi religiosità sociale»

Manara poi, sei anni dopo, si prese la sua rivincita, quando quel disegno fu battuto all’asta per 37.500 dollari. Ma il caso resta. E lui, in fin dei conti, assolve pure gli editori. «Capisco anche la prudenza degli editori visti i tempi, nessuno – ha detto – vuole diventare il nemico pubblico numero uno». Per Manara, però, le minacce alla libertà non arrivano solo dal politicamente corretto. «Ci sono fenomeni allarmanti, come quel professore in Francia, sgozzato in classe per aver fatto una lezione sulla storia della religione. Se dobbiamo scegliere fra la vita e la libertà, significa che siamo messi male», ha sottolineato, invitando a non dimenticare «la multi religiosità sociale». «Io – ha aggiunto – sono ancora Charlie Hebdo, lo ero prima dei fatti del Bataclan e lo sono ancora oggi. La censura è tornata indietro a cinquant’anni fa, soprattutto negli Usa».

«L’arte erotica bandita perché c’è chi si indigna»

Manara, comunque, non si ritiene «scandaloso». «Oggi possiamo scandalizzarci solo per chi si batte per la verità», ha detto, citando Greta Thunberg e aggiungendo che «oggi, l’arte erotica è bandita non perché sia scandalosa, ma perché c’è chi si indigna». Essere politicamente scorretti, però, non è un dovere. Semmai «un artista dev’essere libero di osare, senza farsi imporre limiti da nessuno». «Un disegnatore non deve essere un apolide, ma rivendicare un ruolo sociale», ha poi aggiunto, chiarendo che con le sue immagini postate sui social, in occasione di fatti come l’anniversario della «catastrofe etica del G8 di Genova» o di quella ambientale degli incendi in Sardegna, «realizzo un’immagine e la posto, recuperando il ruolo pubblico».

Manara: «Penso che ci preferiscano addomesticati»

«Fa riflettere che il cinema e l’arte erotica siano scomparsi e intanto letteratura, cinema e tv continuano a raccontare fatti di sangue. Non vedo come ciò possa aiutarci debellare la violenza dalla società», ha proseguito Manara, per il quale in questa società non c’è particolare spazio per l’avventura. «Ho l’impressione che ci preferiscano calmi e addomesticati», ha concluso, avallando però il Green pass. «I governi devono governare e io mi faccio il Green pass. Abbiamo dieci milioni di non vaccinati e non possiamo permetterci – ha concluso – di ritornare a mille morti al giorno».

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