Migranti, Ocean Viking sbarca ad Augusta: Malta fa spallucce e Draghi e Lamorgese spalancano i porti

24 Set 2021 12:51 - di Martino Della Costa
migranti

Migranti, ancora una volta, tocca all’Italia aprire i porti. Accogliere e farsi carico, praticamente in solitaria, di migranti in costante arrivo sulle nostre coste, poi smistati in hotspot al collasso endemico da troppo. Il bollettino degli sbarchi, da noi, non conosce sosta: e così, mentre Lampedusa  si registra un nuovo approdo: 36 migranti, tra cui 14 donne e 2 minori, tutti di nazionalità subsahariana. Ad Augusta tutto è pronto per l’arrivo – previsto intorno alle 13 di oggi – della Ocean Viking di Sos Mediterranee, con a bordo 122 migranti. Tra loro 10 donne e 46 minori, dei quali 23 non accompagnati.

Migranti, la Ocean Viking sbarca ad Augusta: 122 arrivi

Ad annunciare ieri sera l’assegnazione del Pos è stata la stessa ong. «È un immenso sollievo per i sopravvissuti e l’equipaggio sapere che l’attesa per le istruzioni delle autorità marittime per lo sbarco è finita», ha scritto su Twitter. E poco importa, o almeno così sembra, che nei giorni scorsi sette migranti erano stati evacuati dalla nave umanitaria per ragioni sanitarie… Dunque, i 122 migranti messi in salvo dalla Ong in 4 operazioni negli scorsi giorni, sbarcano ad Augusta. Come la nave ha richiesto che fosse nei giorni scorsi, e a più riprese. «Devono sbarcare con urgenza in un luogo sicuro», è stato il messaggio lanciato forte e chiaro dalla nave. E come sempre, l’unico approdo sicuro e spalancato è un porto italiano. Con buona pace di Malta, Spagna, Francia e compagnia cantante che fanno spallucce, quando non si trincerano direttamente dietro un secco no…

Malta fa spallucce: e come sempre tocca ai nostri porti spalancare le vie d’accesso

Come nel caso di Malta (tanto per cambiare). Come anticipato in apertura, infatti, la Ong nata dall’unione di più associazioni italiane, tedesche, francesi e svizzere. E che ha come obiettivo la conduzione di operazioni di ricerca e soccorso in mare nel mar Mediterraneo, ha soccorso i migranti in quattro differenti operazioni, di cui l’ultima nella tarda serata di domenica. Poi, quando tra i vari interventi ha raccolto 129 profughi in difficoltà, la nave della Ong era in acque maltesi. Dove è rimasta per diversi giorni, ma con il chiaro intento di puntare dritto, come accade spesso, verso il nostro Paese. «A segnalarlo scriveva Il Giornale 4 giorni fa – sono stati nelle scorse ore gli stessi attivisti. I quali su Twitter hanno pubblicato un video riferito alla terza operazione di soccorso in pochi giorni».

I migranti soccorsi in quattro differenti operazioni della Ocean Viking

Già, perché come detto precedentemente i migranti a bordo erano stati soccorsi in quattro differenti operazioni che la Ocean Viking aveva effettuato in pochi giorni. L’ultima avvenuta nella nottata della scorsa domenica. Come previsto, allora, dopo aver fatto il pieno di migranti. Ed essere rimasta in acque maltesi per diversi giorni, la nave ha puntato il timone a dritta verso l’Italia. Sicura di poter ricevere un porto sicuro dove procedere allo sbarco. Del resto, nelle ultime missioni, Ocean Viking ha sempre sbarcato i migranti nel nostro Paese. E così è stato anche questa volta.

La Ong puntava dritto sull’Italia. Con buona pace del premier Draghi…

Con buona pace del premier Draghi che, proprio stamattina,  intervenendo al dibattito generale della 76esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, all’Onu ha ribadito la necessità di una «corretta gestione delle migrazioni. Che richiede una risposta comune da parte della comunità internazionale». Aggiungendo un richiamo alla necessità di «lottare con efficacia contro il traffico di persone. Assicurare una mobilità internazionale regolare. E tutelare la vita delle persone». Concludendo: «È essenziale un’azione multilaterale. Strutturata intorno ai principi di condivisione degli oneri e delle responsabilità». Tante belle parole che teorizzano il dovere a un’accoglienza condivisa. Ma che in pratica si risolvono solo e sempre in un obbligo che grava sulle nostre spalle. E sui soliti porti

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