Letta torna a “minacciare” la patrimoniale. Alza l’asticella per forzare la mano sulla riforma del catasto

martedì 21 Settembre 9:23 - di Ginevra Sorrentino
Letta patrimoniale

Letta torna alla carica sulla patrimoniale: assicurando che il Pd metterà la proposta sul tavolo del governo alle prese con un aspro confronto sulla riforma del fisco. Ancora una volta il segretario dem la prende alla lontana: prima marciando avanti tutta con la sinistra nelle sue diverse declinazioni e frammentazioni, con un’azione di pressing sul governo che punta a mettere a segno il colpo di una riforma del catasto che, ovviamente, infierirebbe sui proprietari di casa. Un mondo non necessariamente rappresentabile con ricchi e possidenti terrieri, ma per lo più identificabile con il variegato universo di  famiglie che ha voluto costruire, anche con sacrificio, qualcosa da lasciare ai figli… E poi virando bruscamente a sinistra, con la ormai ciclica riproposta di una «dote per i diciottenni» da allestire attraverso un aumento delle tasse di successione da varare sui redditi più alti…

Letta ci riprova: torna lo spettro della patrimoniale

«Resta un nostro tema», ha dichiarato in queste ore il segretario del Partito democratico. Incalzando sul tema che ha più volte ripreso. Abbandonato e rilanciato negli ultimi mesi, ricicciando l’odiosa gabella come proposta al primo punto dell’ordine del giorno sull’agenda di governo alla voce “riforma del fisco“. Un chiodo fisso che, promette pericolosamente Letta. E riferisce Il Giornale in un ampio servizio: «Se non ci sarà accordo dentro la coalizione di maggioranza, porteremo in campagna elettorale. E che, quando avremo vinto le elezioni, sarà uno dei temi principali: i giovani sono discriminati. Scappano. Ma un Paese che non ha i giovani nel motore non ha futuro».

Letta rilancia la patrimoniale: il centrodestra alza la barriera

Insomma, Letta ci riprova. E con la solita mossa ideologica che oscilla tra risentimento sociale e un atavico istinto a brandire il logoro vessillo della lotta di classe. E così, dopo l’inversione alla “u” sul Ddl Zan. Dopo aver sterzato bruscamente sullo Ius soli, già all’indomani della sua elezione al soglio del Nazareno. E incassato, nella primavera scorsa, il secco niet di Draghi che, al leader del Pd ricordò quanto fosse quantomeno anacronistico parlare di tasse proprio in fase di avvio della ripresa, asserendo secco: «Non mi sembra il momento di prendere soldi dai cittadini, ma di darli»… E invece, la vocazione della sinistra a tassare i cittadini torna a farsi viva e più stringente che mai: da una lato con la riforma del catasto. Dall’altro con la patrimoniale. Per non parlare della vexata quaestio sul contenimento delle bollette, al vaglio del Consiglio dei ministri giovedì. E per cui si parla di un intervento tra i 3 e i 4 miliardi per sforbiciare gli oneri di sistema e assicurare un bonus alle famiglie in difficoltà.

 Il Pd metterà questa proposta sul tavolo del confronto sulla riforma del fisco

Più in generale, insomma, il dibattito sulla riforma fiscale è materia di scontro acceso all’interno della maggioranza, finita nel mirino dei due schieramenti di sinistra estrema e Pd. E con in mezzo il centrodestra unito a fare da barriera contro il fuoco di fila delle minacciose proposte di Fratoianni e Letta. Deciso ad arginare e a opporsi a misure economicamente punitive. Fiscalmente discriminatorie. Socialmente odiose. Tanto che il Consiglio dei ministri che dovrebbe mettere un punto almeno sulla riforma del catasto è rinviato, al momento, alla prossima settimana. Quando a Letta e compagni si ripresenterà, per l’ennesima volta, l’occasione utile per tornare a parlare di patrimoniale e doti: lo spettro aleggia sovrano. Un trucco? O forse davvero la minaccia fiscale incombe: da sinistra

 

 

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