Letta, l’incredibile primato: far rimpiangere Zingaretti. Il ritratto impietoso di Perna

giovedì 9 Settembre 15:54 - di Gabriele Alberti
Letta

Un ritratto al vetriolo di Enrico Letta in un acuminato articolo di Giancarlo Perna su la Verità oggi in edicola. Tutto da leggere il resoconto di un semestre da segretario Pd tutto in salita, tutto fallimentare. Mentre leggiamo le parole di una delle penne più affilate del giornalismo politico, sentiamo in sottofondo la litania del segretario dem che ripete a sfinimento: esca la Lega dal governo; Salvini chiarisca, o dentro o fuori; ius soli; votare il ddl Zan senza correzioni, (salvo poi procrastinarlo sine die senza fare una grinza). E allora il ritratto di Perna diventa ancora più gustoso. Il titolo è “cattivo”: Letta, una nullità dal curriculim sterminato.  Morale: il docente, il plurilaureato carico di titoli accademici è riuscito nell’impresa che a molti non sarebbe riuscita: far rimpiangere alla base e agli eletti dem l'”odontotecnico” Zingaretti.

Letta, il fallimento politico; ha fatto rimpiangere Zingaretti

L’articolo ripercorre la carriera di studioso di Enrico Letta, un curriculum davvero ragguardevole ottenuto nelle più prestigiose istituzioni italiane e parigin; e raggorzate ulteriormente dopo l’esperienza da premier conclusasi con l'”Enrico stai sereno” di renziano conio. Quindi siamo all’oggi.  “Rientrato in patria a marzo e riposto nel cassetto il broncio settennale, ha dato il cambio all’odontotecnico Nicola Zingaretti nella guida piddina. Ora -scrive Perna – un super professore che sostituisce un diplomato dell’arcata mascellare in un’attività altamente immaginativa com’ è la politica, dovrebbe surclassarlo”.  Invece è tutto il contrario. Tredici correnti sono nate da quando ha preso la guida del partito. Gli eletti sognano il congresso per sbarazzarsene ed incoronare il mai abbasanza rimpianto Stefano Bonaccini, a Siena si presenta senza simbolo Pd.

Perna impietoso su la Verità: intolleranza verso chi dissente

Dopo mezzo anno di segreteria del mega intellettuale, il Pd rimpiange il predecessore di pochi studi che nascondeva le sue lacune dietro il sorriso giocondo degli spiriti semplici. Zingaretti ha detto tutto e il suo contrario, non aveva una linea politica e nessuno lo ascoltava. Ne trasse le conclusioni e se ne andò. Per i quattro soldi che erano stati spesi nella sua formazione i conti tornano. Zero virgola gli era stato dato; zero virgola ha restituito. Come la mettiamo invece con Letta? Enrico è la quintessenza del robot sfornato dalle università di alto lignaggio dell’Occidente. Un’industria che uniforma i cervelli, li riproduce con lo stampino e lascia una sola impronta: l’orgoglio di credersi i migliori”. Qui punge forte l’editorialista della Verità: studiosi alla Letta sono ” infarciti di stereotipi. Applicano l’imparato, l’intuizione è bandita, la fantasia soppressa. Il dubbio equivale a disordine. E per non cadere in tentazione, blindano le loro certezze con l’intolleranza verso chi dissente. Letta è l’esemplare meglio riuscito di questo fallimento”.

Da Letta antifascismo di bassa lega

Vari capitoli della storia politica di Enrico Letta scorrono nei ricordi: “Ricordo, dei dieci mesi in cui fu a Palazzo Chigi tra il 2013 e il 2014, due esempi della sua impalpabilità. Un dì portò l’intero governo a soggiornare in un convento toscano nello stile dei democristiani del secolo scorso. Evitò per pudore di chiamarlo ritiro spirituale e disse, pescando nel gergo calcistico, che la riunione serviva a fare «panchina» o qualcosa di simile per rinsaldare l’impegno a cambiare il Paese. Immaginava insomma una piccola pausa per una rincorsa di lunga durata. Non aveva capito nulla. Sotto di lui e il suo governo era già accesa una bomba a orologeria”. Ieri il convento, oggi le “Agorà”. La sua linea politica oggi è sperare che Salvini esca dal governo, punzecchiare la sua alleanza con Giorgia Meloni. Poi l’antifascismo, ultimo e unico argomento di chi rimane senza parole. E qui Perna picchia duro. Avere definito la vicenda Durigon  «apologia del fascismo» lo rende simile alla canea di bassa lega che si è scatenata a sinistra, indegna di un segretario che pure vanta il suo curriculum. “Ma come si fa?”

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