“Sberla” a Letta dal giovane tiktoker : “Sono italiano, non mi serve un pezzo di carta per saperlo”

sabato 14 Agosto 16:46 - di Federica Argento
Letta Khaby Lame

Khaby Lame dà una “sberla” a Enrico Letta. Il giovane è un tiktoker di successo, italiano, nato in Senegal ma cresciuto a Chivasso. Dal Corriere della Sera dà uno schiaffo a tutta quella sinistra alla quale sono bastate le medaglie olimpiche per tornare alla carica su ius soli e cittadinanza. Nonostante viva in Italia Khaby non ha ancora la cittadinanza, epperò dice:Non mi serve un foglio di carta per saperlo risponde al Corriere della Sera che lo sollecita sul tema. La sua risposta dovrebbe bastare a far sì che Letta desistesse dalla sua battagli di bandiera sulla quale anche i suoi sono in imbarazzo.

Il tiktoker italiano, nato in Senegal: “Sono italiano, non mi serve un pezzo di carta”

Ma non finisce qui l’interessante riflessione di Khalby Lame che sarà un’altra “pugnalata” alle velleità del segretario dem, dopo quella infertagli da Jacobs.  “Solo ora che sono diventato famoso pensano alla mia cittadinanza, prima non importava a nessuno“. Un koper il  Pd che ne fa una questione di vita o di morte. E’ Libero on line a raccogliere i punti chiave delle parole del giovane che su Tik tok non ha nulla da invidiare a Chiara Ferragni quanto a follower. “Negli ambienti in cui sono cresciuto eravamo tutti diversi, quindi tutti uguali. Non credo che l’Italia sia un paese razzista.  Anche qui una risposta secca sull’accusa di presunto razzismo che viene mossa dal circo mainstrem contro chi obietta, diflette e dissente in materia di cittadinanza.

Letta se ne faccia una ragione

Nell’intervista ha raccontato la sua vita. Ragazzo solare, innamorato di  Zaira,  una ragazza che ha conosciuto su Instagram.  Lame prima di diventare un tiktoker era un operaio, e  si definisce un ragazzo semplice delle case popolari di Chivasso. E segue attentamente il consiglio del padre: “Mio papà dice anche di stare attento. Di non montarmi la testa”. Un ragazzo italiano tra italiani. Non gli è mancato nulla, non sembra che abbia lo spirito di qualcuno a cui hanno negato diritti, infanzia.  Juventino. “La più grande emozione – racconta- l’ho avuta con Del Piero: grazie al mio manager Alessandro ho conosciuto Del Piero al ristorante. Ho fatto ridere anche lui. Ma io ho sempre fatto ridere tutti. Anche a scuola”.

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