Lega, l’ala governista ratifica la svolta. Fedriga: «Non c’è posto per i no vax». E Salvini si adegua

martedì 21 Settembre 11:15 - di Eleonora Guerra
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La linea è stata suggellata dal sì al Green pass: in fatto di pandemia la Lega si è ricompattata sulle posizioni maggiormente in voga nel governo. Un passaggio al quale sembra essersi adeguato anche Matteo Salvini, che fino all’ultimo ha tuonato contro il lasciapassare e che in questi giorni sembra più preso da temi altri rispetto al Covid: dal fisco alle pensioni, dal reddito di cittadinanza alle bollette. Il nuovo corso pubblico è quello ribadito anche oggi dal governatore Massimiliano Fedriga, che ha avvertito che «non dobbiamo tradurre anche l’epidemia in una lotta tra bande» e che «nella Lega non c’è posto per i no vax». Il passaggio a questi toni, però, non è del tutto indolore per il Carroccio, che oggi registra l’addio dell’europarlamentare Francesca Donato, attestata su posizioni così critiche su Green pass e vaccini da essere indicata come filo no vax.

Fedriga: «Nella Lega non c’è posto per i no vax»

«Dobbiamo convincere i cittadini a vaccinarsi, ma senza condannare chi ha paura altrimenti rischiamo di schiacciarlo verso la parte no vax. Nel primo partito d’Italia è normale che ci siano correnti diverse, ma dentro la Lega non c’è spazio per i no vax», sono state le parole di Fedriga, proprio a commento dell’uscita dal partito di Donato. «Noi non dobbiamo nascondere quello che dicono i no vax, dobbiamo smentirli», ha proseguito il governatore del Friuli, ribadendo comunque di essere contro l’obbligo vaccinale. «A chi usa il Green pass – ha aggiunto – dobbiamo dire che i lockdown non ci saranno più. Se una regione dovesse diventare arancione o rossa, i locali con il Green pass resteranno aperti». Insomma, il Green pass come «strumento di libertà», per dirla con le parole del ministro Giancarlo Giorgetti, sostenitore della prima ora di questa impostazione.

L’addio dell’eurodeputata Donato alla Lega

Qualcosa, però, scricchiola. Donato ha fatto sapere di aver deciso di lasciare la Lega «dopo mesi in cui i valori in cui credo fermamente, quelli dell’uguaglianza, della libertà individuale e della dignità umana, sono stati sempre più calpestati dai provvedimenti presi dal governo Draghi, di cui la Lega fa parte». «Nonostante le rassicurazioni e le battaglie interne del nostro leader, sono passati decreti liberticidi e discriminatori», ha aggiunto l’eurodeputata, ringraziando Salvini «per le battaglie che continua a combattere nel suo delicato e difficile ruolo» e puntando l’indice contro la prevalenza della «linea di Giorgetti». Donato ha quindi spiegato che rimarrà «fuori da altre collocazioni partitiche per poter svolgere nella massima indipendenza e sotto la mia personale responsabilità il mio ruolo politico in difesa della minoranza degli Italiani oggi etichettati come No Vax».

Borghi: «Dal governo Salvini non esce, non venite da me a protestare»

Ma che il posizionamento della Lega crei una certa fibrillazione interna lo ha confermato anche Claudio Borghi su Twitter. «Non è una scusa… in tanti, amici e nemici, non metabolizzano questa cosa che Salvini dal governo non intende uscire e vuole poter intervenire (poco se è da solo, tanto se non lo è) da dentro. Ragione o torto che abbia è così, quindi è inutile venire da me per protestare!», ha scritto il deputato.

Proprio Borghi, secondo un’indiscrezione di Libero di un paio di giorni fa, avrebbe sperimentato direttamente gli effetti del nuovo corso «del buon senso», espressione con cui Fedriga ha rivendicato la posizione sul Green pass. Il quotidiano milanese, infatti, ha riferito che, in ossequio alla svolta, il Carroccio avrebbe anche deciso di ridurre lo spazio pubblico a disposizione dei parlamentari più critici, nella convinzione che quelle posizioni non paghino elettoralmente. A questo indirizzo si dovrebbe dunque ascrivere, secondo Libero, anche la mancata partecipazione di Borghi a un’ospitata su La7.

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