La Cassazione decide a metà: il crocifisso a scuola non discrimina nessuno, ma per esporlo serve l’accordo

giovedì 9 Settembre 15:36 - di Prisca Righetti
crocifisso a scuola

Lo disse ai tempi Benedetto Croce, filosofo liberale. Che in un breve saggio spiegò perché «non possiamo non dirci cristiani». E oggi la Cassazione, in qualche modo, lo conferma, pur lasciando comunque la decisione finale alla comunità scolastica. Il crocifisso nella aule scolastiche, simbolo della religione cristiana, può essere affisso perché non discrimina nessuno. Dunque non offende, o tanto meno rinnega, i sentimenti di chi professa altre confessioni. Che, a loro volta, potrebbero chiedere l’affissione di simboli diversi dal crocifisso ma, sempre a patto che la decisione sia frutto di un accordo condiviso. In sostanza, decretato il no al veto arbitrario e discriminatorio, i togati lasciano la decisione finale alla comunità scolastica. E così il tema finisce per rimanere sul tavolo. E al centro del dibattito culturale in corso ormai da anni…

Crocifisso a scuola e contenzioso giuridico: il caso del prof di Terni

La Cassazione si è espressa nell’ambito del ricorso presentato da un docente, destinatario di un provvedimento disciplinare scattato quando, rivendicando libertà di insegnamento e di coscienza in materia religiosa, il prof si era opposto alla circolare di un dirigente scolastico di Terni. Che ordinava di esporre il crocifisso in aula. Ebbene, proprio a partire dal contenzioso appena citato, i giudici di Cassazione hanno stabilito che il crocifisso a scuola risponde a criteri della «tradizione culturale di un popolo».  Pertanto, l’affissione non può essere vietata, ma può essere accompagnata a «simboli di altre confessioni». Fermo restando che, all’interno della comunità scolastica, va trovato un accordo. O meglio: una «soluzione condivisa».

La Cassazione: il crocifisso a scuola non discrimina nessuno

E questo, la Suprema lo stabilisce chiaramente: «L’affissione del crocifisso, al quale si legano, in un Paese come l’Italia, l’esperienza vissuta di una comunità e la tradizione culturale di un popolo, non costituisce un atto di discriminazione del docente dissenziente per causa di religione». È quanto le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno disposto con una sentenza depositata oggi sull’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche. Non è stata quindi accolta la richiesta di risarcimento danni formulata dal docente, in quanto non si è ritenuto che sia stata condizionata o compressa la sua libertà di espressione e di insegnamento.

Crocifisso a scuola e Costituzione

In particolare, la questione esaminata riguardava la compatibilità tra l’ordine di esposizione del crocifisso, impartito dal dirigente scolastico di un istituto professionale statale sulla base di una delibera assunta a maggioranza dall’assemblea di classe degli studenti. E la libertà di coscienza in materia religiosa del docente, che desiderava fare le sue lezioni senza il simbolo religioso appeso alla parete. La Corte di Cassazione ha affermato che la disposizione del regolamento degli anni Venti del secolo scorso, che tuttora disciplina la materia, mancando una legge del Parlamento, è suscettibile di un’interpretazione in senso conforme alla Costituzione.

Crocifisso in aula accanto a simboli di altre religioni: va trovato l’accordo

L’aula può accogliere la presenza del crocifisso quando la comunità scolastica interessata valuti e decida in autonomia di esporlo. Eventualmente accompagnandolo con i simboli di altre confessioni presenti nella classe. E in ogni caso ricercando un ragionevole accomodamento tra eventuali posizioni difformi. Il docente dissenziente non ha un potere di veto o di interdizione assoluta rispetto all’affissione del crocifisso, ma deve essere ricercata, da parte della scuola, una soluzione che tenga conto del suo punto di vista e che rispetti la sua libertà negativa di religione.

Per il prof di Terni decade la sanzione disciplinare

Nel caso concreto le Sezioni Unite hanno rilevato che la circolare del dirigente scolastico, consistente nel puro e semplice ordine di affissione del simbolo religioso, non è conforme al modello, e al metodo, di una comunità scolastica dialogante. E che ricerca una soluzione condivisa nel rispetto delle diverse sensibilità. Ciò comporta la decadenza della sanzione disciplinare inflitta al professore.

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