L’11 Settembre vent’anni dopo: e se fosse l’Occidente il peggior nemico di se stesso?

sabato 11 Settembre 9:46 - di Lando Chiarini
Occidente

E se fosse l’Occidente (Usa più Europa) il peggior nemico di se stesso? L’interrogativo è quasi d’obbligo sulla scia di terrore e recriminazione che lascia dietro di sé la data dell’11 Settembre nel ventennale dell’attacco qaidista alle Twin Towers di Manhattan. Ma ancor di più lo diventa alla luce delle sfide che l’attendono: da quella terroristica, rinverdita dall’insediamento Taliban in Afghanistan, a quella geo-economica con la Cina o a quella più sfumata e retrò con la Russia. Sfide ormai sempre meno militari (nel senso di “esportazione della democrazia“, stando almeno alle recenti dichiarazioni di Joe Biden) e sempre più tecnologiche, se non addirittura immaterialiflussi informativi, hackeraggio, manipolazione mediatica -. Sfide, insomma, che con una forzatura linguistica potremmo definire addirittura culturali. E siamo al punto.

L’Occidente smarrito

Strano a credersi, ma è proprio su questo fronte che l’Occidente è messo non male, ma malissimo. E non perché carente di tecnologie e quindi di cablaggi, connessioni, così come di hardware e software di ultimissima generazione. Tutt’altro. Il problema dell’Occidente, in questo caso più dell’Europa che degli Usa, è che ha smarrito la propria ragion d’essere. È come se avesse ingerito un veleno che lo uccide poco per volta, rendendolo sempre più fiacco, demotivato, rinunciatario. È la “colpevolizzazione” del proprio passato. Il risultato è evidente: a furia di demonizzare quel che è stato ieri, l’Occidente non sa più cosa sia oggi e men che meno che cosa vuol diventare domani.

Il veleno della cancel culture e del politically correct

Fenomeni come la cancel culture, movimenti come il Black lives matters, la sempre più penetrante egemonia del politically correct, con tutto quel che essa comporta nelle scelte politiche, a cominciare dalle politiche migratorie, colgono non solo impreparate ma persino conniventi (si pensi ad alcune università americane, alle Major cinematografiche o ai colossi produttori di serie tv) le istituzioni culturali occidentali. È come se una forza invisibile ci consentisse di esistere solo a condizione di rinunciare ad essere noi stessi. Cosicché, al netto della retorica d’altri tempi, l’Europa non è più faro di civiltà, ma solo un continente guerrafondaio, schiavista e razzista. Gli Stati Uniti, dal canto loro, non sono più la luccicante Terra Promessa della modernità e della libertà ma piuttosto l’arcigno “gendarme del mondo“, come se la condizione di potenza imperiale potesse esonerare dall’intervenire in ogni dove.

La sfida africana con la Cina

Sbaglierebbe tuttavia chi pensasse che l’immaterialità dei presupposti produca automaticamente conseguenze altrettanto immateriali. È vero il contrario. Prova ne sia quella grande scommessa che a noi arriva sotto forma di eterno dramma che si chiama Africa. Ne siamo fuori, tranne una residua presenza, a tratti vetero-colonalista, della Francia. Chi vi penetra sempre più è invece la Cina, che non fa mistero di considerare il Continente Nero alla stregua di una servitù di passaggio attraverso cui assediare l’Europa. Non per caso: è lì che abbondano le terre rare, i pregiati minerali senza i quali la tanto strombazzata transizione ecologica è destinata a restare una chimera. Tutto si tiene.

L’Occidente e le radici

Significa che se l’Occidente non vorrà rincorrere la Cina sulla strada verso il futuro, dovrà dotarsi di una nuova strategia per l’Africa. Ma non potrà farlo se prima non avrà recuperato consapevolezza del proprio ruolo e della propria identità. Come la Cina rieditando la Via della Seta, la Turchia soffiando la suggestione ottomana nelle vele del mondo arabo o la Russia tenendo accese le mai sopite aspirazioni imperiali. Insomma, mentre gran parte del mondo recupera le proprie radici, l’Occidente le recide. La sua memoria storica è un profondissimo Ground zero. È come se una pulsione suicida simile a quella che ha realizzato la tragedia dell’11 Settembre si annidasse dentro fosse di noi. E ben prima del criminale attacco ai grattacieli di New York.

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