Giuliana de’ Medici racconta il padre Giorgio Almirante. E sfata anche la “leggenda” su Fini

lunedì 6 Settembre 16:00 - di Redazione
almirante

Il padre amorevole e il leader politico osannato; le piazze missine e il rapporto con gli avversari; l’adesione giovanile al fascismo e il convinto percorso democratico. E poi, ancora, gli anni di Piombo, vissuti con l’angoscia per i propri ragazzi; la disciplina di partito, che lo portò a schierarsi contro il divorzio anche se era a favore; il rapporto con Donna Assunta, che comandava in casa, ma non lo influenzava nelle scelte politiche. In una lunga intervista con il Quotidiano Nazionale, Giuliana de’ Medici ricostruisce la figura del padre, Giorgio Almirante, tra pubblico e privato, offrendo molti spunti di riflessione anche per la politica del presente.

Almirante, «un gentiluomo d’altri tempi»

Intervistata da Raffaele Marmo, Giuliana de’ Medici, traccia l’identikit a tutto tondo di «un gentiluomo d’altri tempi», che seppe guadagnarsi una stima trasversale. Ne emerge il ritratto di un uomo che viveva con la stessa partecipazione, con lo stesso senso di responsabilità il ruolo di padre privato e quello di padre “pubblico” di quella comunità, il Msi, che «magari a differenza di altri partiti, era una sorta di famiglia allargata con un grande sentimento di comunità». Nei ricordi di ragazzina le vacanze del tutto private nell’amatissima Amalfi, dove il leader del Msi andava fin da ragazzo con il padre, o a Levico, dove gli Almirante avevano una casa, si intrecciano dunque con i fine settimana al seguito del segretario del Msi per quei comizi dove la richiesta della presenza sua e di Donna Assunta era motivata con un «se non venite voi, perché dovrebbero venire gli altri». Anche se, poi, alla prova dei fatti quelle piazze erano sempre e comunque piene.

Il rapporto di Almirante con la piazza

«Le dico un episodio che mi è rimasto impresso: eravamo in un hotel a Firenze e c’erano quelle porte girevoli che adesso non ci sono più. Mi divertivo con lui a girare dentro questa porta e lui era sorridente, rilassato. Giocava con me, anche se magari mancava poco a un comizio», ha raccontato Giuliana de’ Medici, ricordando che con la madre rimaneva tra folla per sentire Almirante. La figlia ne ha quindi ripercorso «la costante preoccupazione di tenere le situazioni sotto controllo». Di esercitare quel suo «potere enorme» sulla folla per «appassionare» ma «senza provocare azioni esagitate». «Erano gli anni di piombo, ragazzi che si uccidevano per strada e nelle piazze e le parole potevano essere esplosive, se mal controllate». Almirante, insomma, «era conscio della responsabilità che aveva nel parlare in pubblico, principalmente nelle piazze», che solo lui e Berlinguer, ha sottolineato Giuliana de’ Medici, riuscivano a riempire in quel modo.

La preoccupazione per i ragazzi del partito

«Mio padre – ha proseguito Giuliana de’ Medici – è sempre stato contro tutti i terrorismi di ogni colore e provenienza. La sua preoccupazione era continua e costante per i ragazzi del partito e del Fronte della Gioventù e ogni volta che succedeva qualche cosa di grave a uno di loro era un dramma per lui: era molto, molto dispiaciuto come se avesse perso figlio. Si sentiva molto responsabile della vita di questi giovani. Si rendeva conto che questi ragazzi davano la vita per un ideale senza avere nulla in cambio e quindi era molto, molto addolorato nel momento in cui succedeva qualche cosa a un ragazzo». Alla base c’era quel «sentimento di comunità», quel sentirsi «una famiglia allargata» che caratterizzava il Msi, anche a dispetto di una polemica interna che sapeva farsi anche molto accesa.

Il senso di fratellanza in «una famiglia bistrattata»

«C’era un senso di fratellanza tra loro, anche fra coloro i quali non la pensavano proprio nella stessa maniera», ha chiarito Giuliana de’ Medici, ricordando che quando Pino Rauti uscì dal carcere Almirante lo andò a prendere e lo accompagnò nelle incombenze immediate della ritrovata libertà. «Voglio dire che al di là delle discussioni interne (e dei congressi infuocati, ndr), tra di loro c’era questo spirito di mutuo soccorso, di aiuto reciproco, perché proprio appartenevano a una famiglia bistrattata e questo era un fenomenale collante».

La confessione di Giuliana de’ Medici sui concerti

Della ghettizzazione del Msi, lei, personalmente, non ebbe percezione diretta e immediata. Né in giro per l’Italia, né nelle scuole pubbliche che frequentò. Niente scorta, niente sensazione di pericolo, anche se agli ultimi anni del liceo, «intorno al ’74», subì delle minacce. E allora dovette dire addio al motorino, per essere accompagnata e ripresa «dall’autista di papà, il mitico Mario». Per il resto, Giuliana de’ Medici ha svelato di essere anche «andata a qualche concerto alle Feste dell’Unità quando c’era il cantante famoso». Ma suo padre «forse lo ha saputo dopo».

Per Almirante «senza Mussolini non c’era più il fascismo»

Quanto al rapporto col fascismo, Giuliana de’ Medici ha confermato quello che è noto a tutti, o almeno a tutti quelli che non vogliono fingere di non saperlo: l’adesione giovanile, la passione per il giornalismo, la «scelta di fedeltà» che lo portò nella Repubblica sociale e la convinzione a guerra finita che «il fascismo fosse legato a Mussolini e dunque che una volta che non c’era più Mussolini non c’era più il fascismo. Il suo motto era “non rinnegare, ma non restaurare” perché riteneva che non ci fosse nessuno che potesse restaurare il fascismo».

Un politico totalmente calato nel Dopoguerra

Dunque, chiede Marmo, il Msi non era per Almirante l’erede del fascismo? «Su questo  – ha risposto Giuliana de’ Medici – mi trova preparata non solo come figlia di Almirante: ho fatto la tesi di laurea proprio sulle origini e sulla nascita del Movimento sociale. No, il Msi non era e non poteva essere né storicamente né per mio padre l’erede del Fascismo. Era un’altra cosa tanto che se vogliamo trovare un legame, questo poteva eventualmente esserci con la Repubblica sociale italiana, ma solo sul piano ideale. Mio padre entra in politica per portare avanti le sue idee nel nuovo contesto storico del Dopoguerra».

«Il rappresentante di milioni di persone»

Libertà e democrazia erano per Almirante «elementi non solo giusti, ma essenziali della vita politica. Da politico e da leader ha sempre creduto nella democrazia e nel Parlamento nel quale, come è noto, è stato per quarant’anni e più, operando in un ambito assolutamente democratico. E, d’altra parte, ci è arrivato, con il suo partito, con milioni di voti, non – per fare una battuta – con una seconda Marcia su Roma. E lì è stato il rappresentante di milioni di persone che credevano nella democrazia».

Quel no al divorzio per disciplina di partito

Poi, di nuovo, si incrociano memorie pubbliche e private, come quelle sul divorzio. Almirante era separato e «anche a favore del divorzio, perché riteneva che fosse una legge giusta, tant’è vero che, una volta confermata, ne usufruì». Ma «si assoggettò alla disciplina di partito», ha spiegato la figlia, ricordando però anche che «quella battaglia era sì contro il divorzio ma era poi diventata uno scontro politico aspro contro la sinistra: insomma, aveva perso il senso sociale della legge e si era trasformata in una contesa contro l’avanzata comunista».

Gli incontri segreti di Almirante e Berlinguer

Gli altri, però, erano sempre avversari, mai nemici. E in particolare è noto il rapporto che coltivò con Berlinguer. «Mio padre e il segretario del Pci si incontravano segretamente a Camera chiusa, il venerdì pomeriggio, quando non c’erano altri parlamentari in giro e i corridoi della Camera erano praticamente deserti. Io ne ho sempre sentito parlare, ma chi è stato testimone oculare, anche se non ha mai sentito quello che si dicevano perché si metteva da parte, era Massimo Magliaro, il suo portavoce e capo ufficio stampa del Msi», ha riferito Giuliana de’ Medici, ricordando poi la stima che il padre aveva per Spadolini, il rapporto con Pannella costruito su scontri epici, il fatto che a Craxi riconosceva «di essere stato il primo a sdoganare il Msi, invitandoli alle consultazioni». «E, in realtà – ha aggiunto – non è stato Silvio Berlusconi a sdoganare i missini, ma il segretario del Psi».

La visita alla camera ardente del segretario del Pci

È soprattutto però il rapporto con Berlinguer a chiedere attenzione, anche per la visita, rimasta nella storia, di Almirante alla camera ardente del segretario del Pci. Dopo che qualcuno lo aveva riconosciuto in fila, cittadino fra i cittadini, «la voce della sua presenza arrivò ai piani alti del Pci» e Gian Carlo Pajetta scese per accompagnarlo personalmente, finché a visita finita Almirante uscì da una porta sul retro e raggiunse a piedi e «la macchinetta» che aveva lasciato poco lontano. Andò da solo, Almirante, «per un senso di personale raccoglimento». «È evidente – ha commentato Giuliana de’ Medici – che considerava Berlinguer un avversario non un nemico, ma questo dimostra anche quale fosse il carattere di mio padre, quello di un gentiluomo molto rispettoso delle idee degli altri».

Sentimenti che gli furono restituiti quando, nel maggio dell’88, alla sua camera ardente «vennero tutti. Il Presidente Francesco Cossiga venne a trovarlo addirittura in clinica. A Via della Scrofa arrivarono De Mita, Forlani, Fanfani, Pajetta, la presidente Nilde Iotti. Lo stesso Pannella. E tanti altri, di tutti i partiti».

Donna Assunta? «In casa era la leader, ma in politica…»

Infine, nell’intervista con il Quotidiano Nazionale, una risposta che sfata «una leggenda»: «Capisco che si possa pensare che mia madre avesse un ruolo di influenza politica su Almirante. E circola la voce che possa aver scelto addirittura lei Fini come erede. Ma posso garantire che si tratta di una leggenda. Onestamente non credo che mio padre si facesse influenzare da nessuno nelle sue scelte politiche. Tantomeno nella decisione su Fini, che fu sua, completamente sua», mentre «dentro le mura domestiche, non era mio padre il leader. La leader era mamma».

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