Foibe, Travaglio arruola solo “pataccari”. E attacca Aldo Grasso che lo fa notare: «Sei un sicario»

lunedì 13 Settembre 10:11 - di Marzio Dalla Casta
Aldo Grasso

Beati gli sputacchiati da Aldo Grasso perché per essi scatterà la difesa del Fatto Quotidiano. Eh sì, c’è poco da discutere: il giornale di Travaglio rientra a tutto tondo nella categoria dell’amicus certus che in re incerta cernitur. Ragion per cui, mai chi vi scrive correrebbe il pericolo di trovarsi sedotto e abbandonato. E se qualcuno azzarda a lisciare il pelo anche al più giovane puledro della sua scuderia, dovrà mettere in conto il precipitato di calci che ne potrà conseguire. Intendiamoci, Aldo Grasso sa vedersela benissimo da solo. Ma come Secolo d’Italia ci arruoliamo volentieri a sua difesa, vogliosi come siamo di non darla vinta a un talebano rosso come Tomaso Montanari o a uno storico medievista alla Alessandro Barbero, che pretende di dettare l’ultima parola su una ferita contemporanea come le foibe.

Aldo Grasso nel mirino per aver criticato Barbero

Insomma, è la materia del contendere più che i contendenti  a farci prudere la tastiera. E a farci rispondere colpo su colpo all’attacco mosso dal Fatto al critico televisivo del Corriere dello Sera, bollato già dal titolo come «sicario con licenza di parlare a vanvera». Proprio così, «a vanvera». Beh, ne cercasse davvero qualcuno, il giornale di Travaglio non avrebbe che da spulciare il proprio borderò. Probabilmente, non vi troverebbe nessuno più in gamba di Montanari, capace di far lievitare nel giro di una settimana il numero dei morti infoibati da 800 a 5000 manco fosse il mago Silvan o Giucas Casella. E senza spiegare nulla. Ma tanto è il più antifascista del reame e perciò quisquilie come fatti e numeri, a lui e ai gazzettieri 5Stelle, gli fanno un baffo.

Il Fatto pretende la licenza di falsificare la storia

Ma neanche Barbero è da buttar via. Nella pur affollata categoria dei prosatori a “vanvera” lo storico di YouTube non è secondo a nessuno, neppure a Montanari. E se sul Fatto ne aveva avallato la tesi sull’istituzione della Giornata del Ricordo come «tentativo neofascista di falsificare la storia», gli sono bastati un paio di giorni e un et voilà sulla Stampa per far scomparire i «neofascisti» e apparire lo «Stato»: «Non mi piace come ha organizzato il ricordo». Quando si dice la coerenza o il rigore scientifico. Certo, da un direttore come Travaglio uno si aspetterebbe una spiegazione. Invece che fa? Dà del «sicario» ad Aldo Grasso, armandolo della già citata «licenza di parlare a vanvera». Sarà. Ma a noi pare più pericolosa (e giornalisticamente indecorosa) la sua pretesa di non essere disturbato, neppure mentre il suo giornale spaccia patacche.

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