Eitan “non è all’ospedale israeliano di Sheba”. Istanza al Tribunale minori di Tel Aviv

martedì 14 Settembre 17:19 - di Paolo Lami

Nuovo colpo di scena nella drammatica vicenda di Eitan, il bimbo di 6 anni, unico sopravvissuto alla tragedia della funivia del Mottarone, rapito dal nonno materno che lo ha portato via dall’Italia e lo ha trasferito in aereo in Israele contravvenendo a quanto stabilito da un giudice italiano che aveva affidato il piccolo alla zia paterna, Aya.

“Il fratello di Aya è andato all’ospedale di Sheba e non ha trovato Eitan“, denuncia, in un’intervista a N12, Or Nirko, zio dell’unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, dopo la decisione del nonno materno di portare il piccolo in Israele.

Ieri la nonna di Eitan, Etti, aveva difeso, in dichiarazioni alla radio israeliana 103Fm, la famiglia dall’accusa di sequestro. E aveva sostenuto, come riportava il Jerusalem Post, che Eitan stesse effettuando controlli e terapie presso lo Sheba Medical Center di Tel Hashomer.

Ma a questo punto, con questo nuovo colpo di scena, la posizione del nonno materno di Eitan si aggrava considerevolmente.

Per Or Nirko – il marito di Aya Biran, affidataria in Italia di Eitan – la vicenda che riguarda il piccolo è “un gravissimo reato penale“.

Lo zio di Eitan cita, al proposito, la Convenzione dell’Aja sulla sottrazione dei minori alla quale anche Israele deve uniformarsi avendola firmata.

Or Nirko ribadisce l’accusa di “rapimento” di un bambino che “ha passato tutta la vita in Italia“, che “non ha mai vissuto in Israele“, dove “non ha amici“.

“Le autorità di Israele devono sapere che Eitan è stato rapito – ha incalzato  lo zio. – E’ prigioniero. La famiglia Peleg si rifiuta di dire dove si trovi”.

Di qui la pesante accusa formulata da Or Nirko contro il nonno materno di Eitan e la sua famiglia: “Come i soldati prigionieri di Hamas, così nascondono Eitan in qualche buco“, ha lanciato l’accusa in faccia al nonno.

E ancora: secondo Or Nirko, “questa famiglia” fa “esclusivamente il proprio interesse”.

“Voglio fare un appello ai politici sia in Israele che in Italia, perché le ruote del sistema giuridico sono più lente e perché qui c’è un disagio enorme di un bambino che ha già subito un trauma inimmaginabile e ha perso tutta la sua famiglia nell’incidente del Mottarone”, dice, davanti alla villetta alle porte di Pavia in cui abitava Eitan, Or Nirko.

Nell’incidente del 14 maggio scorso, il bambino ha perso i genitori, il fratellino e due bisnonni.

E’ l’unico sopravvissuto alla caduta della cabina numero 3, ma ha riportato un “trauma fisico ed emotivo enorme – dice lo zio ai microfoni di Sky Tg24. – Dopo che ha visto morire i suoi genitori, ora lo hanno tolto brutalmente dalle persone più vicine che aveva“, dice l’uomo che sta lottando per riportare il bambino a casa.

Sul fronte burocratico qualcosa si muove. Al tribunale per la famiglia di Tel Aviv è stata presentata un’instanza per riportare in Italia il piccolo Eitan Biran, rivelano fonti giornalistiche israeliane.L. Ma il riserbo è massimo.

L’emittente israeliana Channel 13 ha confermato che gli zii paterni di Eitan hanno presentato istanza al tribunale di Tel Aviv per chiederne il ritorno in Italia dopo che il nonno paterno lo ha portato in Israele.

L’emittente rivela di aver contattato un portavoce del Tribunale della famiglia di Tel Aviv, che si è però rifiutato di commentare dato che si tratta di un caso sensibile che riguarda un minore. E, al momento, non si conoscono ulteriori dettagli, aggiunge la tv.

 

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