Eitan, il bimbo trattato come un pacco: tre giorni con la zia, tre giorni con il nonno che lo ha rapito

giovedì 23 Settembre 13:54 - di Roberto Frulli
Eitan, conteso, nonno, zio

Trattato come un pacco postale dalla giustizia israeliana, Eitan Biran, il bimbo di 6 anni, unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, dovrà passare, fino all’8 di ottobre, quando si tornerà in aula “per la fase istruttoria”,  tre giorni con il nonno, Shmuel Peleg, che lo ha rapito in Italia, sottraendolo alla zia Aya Biran, a cui era stato affidato, e tre giorni con quest’ultima  arrivata dall’Italia per la prima udienza del processo originato dalla sua istanza presentata per riavere il piccolo.

Inizialmente era stata fatta filtrare dall’udienza a porte chiuse nel Tribunale di Tel Aviv di un’intesa fra le parti, fra la zia, Aya Biran, a cui era stato sottratto e che viveva stabilmente in Italia assieme al piccolo, nato nel nostro paese, e il nonno, già condannato in Israele per maltrattamenti in famiglia e ora indagato anche dalla Procura di Brescia assieme all’ex-moglie Etty per il sequestro del piccolo Eitan.

Poi è stato precisato che non c’è stato accordo fra le parti ma che è stato il giudice israeliano a imporre la decisione di far restare il bimbo in Israele dove lo ha portato illegalmente il nonno dopo aver sequestrato Eitan.

Esultano i legali del nonno rapitore: “Siamo molto soddisfatti. Per la prima volta finalmente un tribunale ha posto al centro l’interesse del minore – dice l’avvocato Sara Carsaniga, che rappresenta la famiglia materna di Eitan e quindi il nonno Shmuel Peleg che, lo scorso 11 settembre, ha portato illegalmente il piccolo in Israele. – Non è una partita tra Israele e Italia: Eitan ha due famiglie ha diritto di godere in modo egualitario di entrambe”.

“Nè la zia Aya, né il nonno materno hanno preso la parola”, spiega l’avvocato Cazzaniga.

Secondo la legale del nonno, la zia portò Eitan a casa senza decisione del giudice. Una tesi tutta da dimostrare.

Ora, a prescindere da quella che sarà la decisione del prossimo 8 ottobre del Tribunale di Tel Aviv – in Israele non si discuterà dell’affidamento – la sede per decidere con chi dovrà vivere il minore è l’Italia con una prima udienza fissata a Milano per il prossimo 22 ottobre.

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