Covid, per la cura si punta sull’Anakinra. Viola: «Buone notizie! Riduce il rischio morte del 55%»

mercoledì 15 Settembre 20:27 - di Gigliola Bardi
Anakinra

Si chiama Anakinra e sta suscitando buone aspettative nella comunità scientifica. Il farmaco, un anticorpo monoclonale già usato per contrastare le patologie infiammatorie come l’artrite reumatoide, infatti, è ormai attenzionato da più parti come possibile cura per il Covid. Merito dello studio “Save More” pubblicato sulla rivista Nature, dal quale emerge, ha spiegato l’immunologa Antonella Viola, che «ha dato ottimi risultati nella terapia del Covid-19 severo, riducendo la mortalità del 55%».

Lo studio sull’Anakinra: «Riduce la mortalità del 55%»

Del farmaco Anakinra ha parlato anche l’ex direttore dell’Ema e attuale consigliere del generale Figliuolo, Guido Rasi, definendolo «promettente» e auspicando che, anche considerate ricerche in atto, si possa arrivare a una cura in primavera. Viola al riguardo non ha nascosto l’entusiasmo. «Buone notizie!», ha scritto su Facebook, commentando i risultati dello studio “Save-More”. «Il farmaco – ha spiegato – blocca il recettore dell’Interleuchina 1, riducendo così l’infiammazione. Di nuovo, si dimostra il ruolo chiave del sistema immunitario e dell’infiammazione nella patologia causata dal Sars-CoV-2».

Viola: «Buone notizie! Ma non si prescinde dai vaccini»

«Naturalmente – ha poi precisato l’immunologa dell’università di Padova – l’Anakinra è un farmaco che può essere utilizzato solo nelle persone ricoverate, per salvare vite, ma non è lo strumento con cui possiamo bloccare la pandemia. Per farlo, come sappiamo – ha ricordato – servono i vaccini».

La Pfizer verso il vaccino anche per i neonati

Poi Viola ha fornito un’altra «nuova buona notizia, che, però – ha precisato – a differenza della prima, è davvero solo un’anticipazione, perché non ci sono ancora dati disponibili». «Secondo Pfizer – ha riferito – entro questo mese potrebbero essere inviati alla Fda i dati relativi alla vaccinazione dei bambini tra i 5 e i 12 anni e, sempre secondo l’azienda, per la fine di ottobre anche quelli per i bambini tra i 6 mesi e i 5 anni». «Se questi tempi venissero rispettati e se l’Fda valutasse sufficienti i dati, i vaccini per i più piccoli potrebbero essere disponibili tra la fine dell’anno e i primi mesi del prossimo. La ricerca dunque – ha concluso – procede su entrambi i fronti: prevenzione e cura».

Ma il siero ai più piccoli divide la comunità scientifica

Il tema dei vaccini per i bambini sotto i 12 anni, però, resta allo stato attuale piuttosto divisivo per la comunità scientifica, nella quale numerose voci in Italia e a livello internazionale avvertono sul fatto che il rapporto rischi-benefici si mostra ancora sbilanciato a vantaggio dei primi e quindi induce ad affrontare il tema con estrema cautela.

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