Covid, 5.193 casi, 57 morti: domina la variante Delta. Iss: tra vaccinati -96% di rischio intensiva e morte

sabato 11 Settembre 19:21 - di Prisca Righetti
variante Delta

Covid, dati sostanzialmente stabili, ma la variante Delta è dominante. Sono 5.193 i nuovi contagi da coronavirus in Italia oggi. Secondo i dati – divisi regione per regione – e riportati dal bollettino della Protezione Civile, da ieri si sono  registrati altri 57 morti, che portano a 129.885 il totale dei decessi dall’inizio dell’emergenza legata al Covid-19. Nelle ultime 24 ore sono stati eseguiti 333.741 tamponi e riscontri che hanno portato a ridefinire la portata del tasso di positività all’1,5%. Le persone ricoverate in ospedale con sintomi sono 4.117 (-47 rispetto a ieri). Mentre sono 547 i pazienti in terapia intensiva (-1), con 40 ingressi in 24 ore.

La variante Delta è predominante e associata a forme severe di Covid

In tutto questo, emerge uno studio, retrospettivo pubblicato su Clinical Infectious Diseases, che identifica come inarrestabile la variante Delta del coronavirus, divenuta ormai predominante. Questa nutazione del virus, non solo è più trasmissibile, ma è anche associata a una maggiore gravità di Covid-19. La vaccinazione anti-Covid si conferma, dunque, comunque protettiva contro le forme gravi di malattia. Non solo, in base a quanto emerge dai risultati dello studio pubblicato su Clinical Infectious Diseases. E condotto a Singapore mettendo a confronto le caratteristiche cliniche e virologiche delle varianti Alfa, Beta e Delta, si fa sempre più urgente la necessità di «una rapida attuazione dei programmi di vaccinazione».

Cdc, con la variante Delta il rischio di morte è 11 volte maggiore per i non vaccinati

Lo studio, infatti, ha esaminato i casi di 829 pazienti infettati da una delle tre varianti di preoccupazione (Voc) dal 20 dicembre 2020 al 12 maggio scorso. Confrontandoli con quelli di 846 pazienti Covid ricoverati fra gennaio e aprile 2020. Ebbene, i risultati, corretti tenendo conto di possibili fattori confondenti, indicano che la variante Delta era associata a un maggior rischio di polmonite. Fabbisogno di ossigeno. Ricovero in terapia intensiva o morte. Lo stato vaccinale è apparso dunque correlato a una ridotta gravità di malattia. Del resto, anche dati emersi dagli ultimi studi diffusi negli Stati Uniti dai Cdc (Centers for Disease Control and Prevention), chiariscono una volta per tutte che cChi non è vaccinato, nell’epidemia di Covid-19 dominata dalla variante Delta di Sars-CoV-2, va incontro a un rischio di morte 11 volte superiore rispetto a quello di chi è vaccinato con due dosi.

Il report Iss: tra vaccinati -77% diagnosi, -93% ricoveri e -96% morti

D’altro canto, di forte riduzione del rischio nelle persone completamente immunizzate parla anche con forza l’Istituto superiore della sanità. Evidenziando i dati dell’ultimo report esteso sull’andamento dell’epidemia di Covid-19 in Italia, aggiornato all’8 settembre. Uno studio in cui l’Iss, rispondendo alla domanda: «È vero che chi è vaccinato si contagia o muore come chi non lo è?», replica netto: «No!! Le popolazioni di riferimento sono molto diverse e il rischio cala molto nei vaccinati». Ribadendo con vigore che: «La maggior parte dei casi notificati negli ultimi 30 giorni nel nostro Paese», si legge nel report, «sono stati diagnosticati in persone non vaccinate. Si osserva una forte riduzione del rischio di infezione da virus Sars-CoV-2 nelle persone completamente vaccinate rispetto a quelle non vaccinate: 77% per la diagnosi. 93% per l’ospedalizzazione. 96% per i ricoveri in terapia intensiva e per i decessi».

 

 

 

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