Conte senza ritegno, oggi attacca Salvini, ieri voleva fargli da difensore: i filmati che lo sbugiardano (video) 

sabato 25 Settembre 11:58 - di Chiara Volpi
Conte Salvini

Conte, l’ultima gaffe: per zittire un contestatore attacca Salvini e smentisce se stesso. Ancora… Proprio non ce la fa Giuseppi: non riesce ad evitare di essere verbalmente maldestro o di contraddirsi da solo. Neppure se è su un palco impegnato in un tour promozionale di se stesso alla guida di un M5S logorato da una costante emorragia di consensi e di eletti. E così, proprio mentre è impegnato, microfono alla mano e gestualità da imbanditore, a smerciare l’ultima performance elettorale – stavolta in veste di leader dei pentastellati e di sponsor della sindaca grillina Virginia Raggi – inciampa nell’ennesimo autogol. E improvvisa goffamente l’ultima giravolta.

Conte prova a zittire un contestatore attaccando Salvini

Già, perché durante il comizio del Movimento 5 Stelle a Villa Lazzaroni a Roma, un contestatore protesta contro il Green pass e non fa altro che interrompere Conte alle prime battute, cercando di intervenire. Il leader M5s prova a tenere a botta mostrandosi sereno e democratico: «Non si scaldi», prova a sedare gli animi l’ex premier. «Poi la faranno parlare, io parlo con tutti. Non so gli altri», aggiunge nel disperato tentativo di smarcarsi dalla situazione imbarazzante… Ma poi, vista l’insistenza, anche il flemmatico Conte sbotta: e liquida “il disturbatore” con un ironico «C’è il banchetto della Lega qui, sono dieci metri. Gli chieda dei 49 milioni, delle altre fesserie». E in una battura, mal riuscita, Conte smentisce se stesso. E si offre in pasto a più attenti osservatori del costume politico.

Renzi, Conte smentisce se stesso: «Oggi contro Salvini, ieri offriva patrocinio alla Lega»

Come la Raggi, che con tutte le travi che offuscano la sua vista, va a guardare le pagliuzze negli occhi degli avversari. In questo caso Salvini a cui, unendosi a Conte in un duetto stonato, rivolgendosi al contestatore manda a dire dal palco:  «O anche se era buono il mojito che ha bevuto ad agosto». Un assist che Conte prende al volo improvvisando, anche in questo caso, un contropiede che lo porta all’autogol: «No, lui ancora non si è ripreso» (video in basso). E giù con la satira che ha investito la strana coppia… A partire da Matteo Renzi, tra i primi a sottolineare la gaffe dell’avvocato del popolo, a cui tempestivamente fa notare: come: «Oggi Conte ha detto contro la Lega: una vergogna i 49 milioni! Ma tre anni fa offriva patrocinio a Salvini per difenderlo. È sempre Conte contro Conte, un duello con se stesso…». E poi aggiunge, infierendo con una stoccata finale: «Il punto vero è che l’agenda politica di Conte è dettata da Casalino a seconda della convenienza»…

Il video della Bellanova che sbugiarda e inchioda Conte su Salvini

Sì, perché il problema – tra i tanti che affliggono Conte e il Movimento – è anche questo: che spesso una sua dichiarazione. Una battuta. Una banale polemica di Conte, può nascondere il suo esatto contrario. Una nota dolente che l’ex ministra Teresa Bellanova, renziana di ferro, ha fatto risuonare alta sui social. Con un video postato su Twitter in cui la viceministro alle Infrastrutture ripesca un filmato del 7 settembre del 2018, in pieno governo gialloverde. In quel momento l’attuale leader a cinque stelle era il presidente del Consiglio. Sostenuto dall’allora vicepremier e titolare del Viminale, Matteo Salvini. Così, chiamato a commentare il Russiagate che coinvolgeva il Carroccio, nel video Conte prima asserisce: «La Lega in questo momento ha incontrato una forte, oggettiva difficoltà. Quindi capisco anche lo scoramento del vicepresidente Salvini». Poi, accorato e solidale, l’avvocato del popolo offre la sua disponibilità dichiarando: «Vi confesso, se non avessi questa veste di presidente del Consiglio dei ministri, mi sarei offerto alla Lega di difenderli. Per mettere al loro servizio, diciamo, la mia esperienza professionale»…

Il “contismo” sfrenato che fa inciampare l’ex premier nell’ultima, disastrosa gaffe

Parole che oggi, con Conte passato dal ruolo di difensore, a quello di imperterrito accusatore di Salvini, sarebbero impensabili. Impronunciabili. Parole che, messe a confronto con quelle del comizio romano di ieri, fanno sgranare gli occhi mettendo in risalto i repentini cambi di casacca. I ribaltoni e le gaffe del leader pentastellato. Sulla linea delle iperboliche giravolta contiane come quando, solo per fare uno dei tanti esempi che si potrebbero citare, a capo dell’esecutivo gialloverde, l’avvocato pugliese asseriva di non condividere gli stessi decreti sicurezza targati Salvini. Che pure aveva firmato in veste di premier. Insomma siamo alle solite: il “contismo” sfrenato, alla perenne ricerca di un suo ubi consistam, non fa che far ruzzolare il suo portabandiera nell’ennesima contraddizione. E nell’ultima, rocambolesca gaffe

 

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