Selfie sul rogo della pineta Dannunziana: una coppia accende un falò per una foto tra le ceneri

mercoledì 4 Agosto 9:41 - di Gabriele Alberti
Selfie pineta dannunziana

Un falò per un selfie dopo l’incendio di Pescara. Gli idioti sono sempre in azione. La pineta Dannunziana in Abruzzo fuma ancora dopo il terribile incendio, che ha devastato buona parte del polmone verde della città. I Vigili del Fuoco avevano spento l’incendio della pineta Dannunziana. E proprio l’assenza di focolai attivi avrebbe spinto l’idiozia di una coppia di individui, che ha acceso una sorta di piccolo falò per farsi un selfie sul luogo del disastro. A raccontare l’episodio è il consigliere comunale di Pescara dell’Udc Berardino Fiorilli sulla sua pagina Facebook.

Si accendono un falò per un selfie nella pineta Dnnunziana

Una coppia di individui, che aveva l’imprescindibile necessità di farsi un selfie nella Pineta Dannunziana, non trovando focolai accesi  ha ben pensato di accenderne uno tutto suo; per poter rendere la propria foto più interessante e credibile. Chissà, intendevano pubblicare un post facendo credere di essere stati testimoni del disastro. Alle rimostranze di un passante i due si sarebbe giustificati dicendo che era solo un piccolo focolaio; e che lo avrebbero comunque spento dopo lo scatto migliore. Scrive nel racconto il consigliere comunale di Pescara. “Naturalmente abbiamo immediatamente allertato la polizia municipale; mentre siamo rimasti tutti attoniti e senza parole”. E si chiede: “Ma siamo davvero così imbarbariti dall’esigenza di protagonismo mediatico da non vivere davvero quello che ci circonda? Siamo così immersi nell’irreale del mondo social che non esiste, da dimenticare di vivere concretamente il presente?”. L’emergenza incendi è una ferita di cui evidentemente i due non si rendono conto, vivendo i tempi dei selfie e non della realtà.

Follia sul rogo

La smania di “esserci” e la follia narcisistica sono diventati ormai stile di vita. Non è la prima volta, del resto, che episodi simili funestino le cronache. Per uun selfie in zone pericolose molti hanno perso la vita. L’assurdità di certi comportamenti  si ritrova episodi simili e forse anche più gravi. Sempre più spesso  in occasioni di tragedie umane anziché intervenire per prestare soccorso, si preferisce filmare uun video e diffonderlo. Per essere “fichi”. Oppure per una banalizzazione del momento della morte. Forse ha ragione Fiorilli a dire di provare più pena che rabbia. Spegnere il cervello per accerndere i social sta diventando pericolosi per la comunità

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