Reddito di cittadinanza, il patron di Carpisa: «È il voto di scambio legalizzato del M5S»

sabato 28 Agosto 11:34 - di Federica Parbuoni
reddito di cittadinanza

Un «voto di scambio legalizzato», che «ha distrutto il mercato del lavoro». Mentre continuano a emergere i casi di percezione indebita del Reddito di cittadinanza, come quello degli oltre 120 cittadini rumeni che lo intascavano senza nemmeno avere la residenza in Italia, l’imprenditore Gianluigi Cimmino, patron di Yamamay, Carpisa e Jaked, si concentra sui danni enormi che la misura ha prodotto sul nostro tessuto produttivo, specie al Sud e specie per i giovani. «Il mercato del lavoro del Sud era già devastato e il Reddito di cittadinanza è stato la mazzata finale», è l’analisi di Cimmino, che guida realtà aziendali da 2500 dipendenti e 350 milioni di fatturato.

I danni del Reddito di cittadinanza al Sud e fra i giovani

Per il Ceo e fondatore di Yamamay, ci sono «due aspetti» della misura che si sono rivelati particolarmente devastanti: la disincentivazione al lavoro e la mancanza di controlli. «I giovani rinunciano ad un lavoro regolare e mirano al reddito di cittadinanza. Poi per arrotondare si danno al lavoro nero. Così facendo lo Stato si è reso socio di maggioranza del lavoro a nero», ha ricordato Cimmino in un’intervista col Giornale, tornando su un allarme già ampiamente lanciato dalle categorie produttive del Paese.

Cimmino: «Ho offerto lavoro, non è stato accettato»

L’imprenditore non si è limitato solo allo scenario, ma ha portato esempi concreti, vissuti direttamente da lui o da altri imprenditori di sua conoscenza. Ha raccontato, per esempio, di quando ha offerto lavoro a ragazze che percepivano il Reddito di cittadinanza, incontrate in trasmissioni Tv. Voleva assumerle in uno dei suoi negozi, con uno stipendio regolare da 1300 euro al mese. «Ebbene, non si sono nemmeno presentate». Si tratta di un’esperienza vissuta da imprenditori di tutti i livelli in numerosi settori. Le cronache – e la vita reale – ne danno continui esempi, e lo stesso Cimmino ne è stato testimone anche in altre occasioni.

Quelli che preferiscono il Reddito di cittadinanza al lavoro

«Ho visto alcuni dimettersi per prendere il reddito cittadinanza o amici nel settore del turismo che non hanno trovato personale questa estate. Ad esempio, ho un cugino che da poco ha aperto il secondo albergo a Lecce e ha dovuto ritardare l’apertura perché non riusciva a trovare personale. Insomma, o lavorano al nero o non lavorano, questo è il quadro», ha spiegato l’imprenditore, sottolineando che «vedere ragazzi che rinunciano a lavorare per accettare un percorso di disoccupazione e poi il reddito è deprimente. Così non costruiscono niente».

La “distrazione” dello Stato sul fronte dei controlli

C’è poi l’altro tema non meno increscioso. «C’è una mancanza assoluta di controllo da parte dello Stato. A chi vanno questi assegni?», è la domanda che si pone Cimmino, così come una gran parte degli italiani. «Al di là degli irregolari, le cronache di questi anni ci hanno dimostrato che percepivano il reddito di cittadinanza anche mafiosi, latitanti, ex brigatisti». «Per non parlare dei navigator», ha proseguito l’imprenditore, ricordando che «prendono stipendi da dirigenti di banca per non fare nulla, mai trovato un posto di lavoro».

Il sussidio? «È stato il voto di scambio legalizzato del M5S»

Dunque, la soluzione è solo una: si dovrebbe «sradicare questo sistema», nel quale – ha sottolineato l’imprenditore – «il reddito di cittadinanza è stato, soprattutto al Sud, il voto di scambio legalizzato dei grillini per arrivare dove sono arrivati. E sarà ancora lo strumento dei 5 stelle per rimanere in vita». «Il reddito – ha chiarito Cimmino – rappresenta un gravissimo errore. L’assistenza è doverosa per chi ha davvero bisogno, ma non è concepibile non accettare proposte di lavoro o fare selezioni a piacimento». «La pandemia ha peggiorato le cose?», gli ha chiesto Fabrizio Boschi, che firma l’intervista. «Beh certo. La pandemia ha incentivato il sistema dei sussidi e ha creato un rapporto Stato-cittadino come quello padre-figlio con la paghetta. I sussidi sono stati importanti nella prima fase, ma poi sono diventati consenso politico».

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