«Non gettate le cicche a mare»: maresciallo dei carabinieri muore dopo una lite in spiaggia

mercoledì 18 Agosto 8:54 - di Mia Fenice
maresciallo carabinieri

È drammatica la storia del maresciallo dei carabinieri morto per un malore dopo un diverbio in spiaggia nel Cosentino con una famiglia di vacanzieri. Antonio Carbone, 56 anni, originario della Calabria prestava servizio al Nord. Secondo la ricostruzione dei presenti, avrebbe richiamato due degli uomini della famiglia di vacanzieri che avevano gettato in mare le cicche di sigaretta. Un richiamo garbato che, secondo le ricostruzioni, comunque non sarebbe stato gradito dai due uomini.

Maresciallo dei carabinieri muore in spiaggia dopo un diverbio

Come ricostruisce il Corriere, i due hanno iniziato a urlare e inveire contro il carabiniere. Il maresciallo sorpreso per quella reazione ha tentato di far capire  che voleva solo invitarli a tenere pulita l’acqua del mare. Ma non è bastato. I due hanno continuato a inveire. Solo l’intervento di altri bagnanti ha riportato la calma. A quel punto la famiglia si è allontanata e il maresciallo è tornato sotto il suo ombrellone.

Il malore e la corsa in ospedale

A un certo punto si è sentito male e si è accasciato per terra. La moglie ha chiesto subito aiuto agli altri bagnanti, subito dopo è arrivata l’ambulanza del 118 ma il carabiniere è morto durante il trasporto in ospedale. Sarà ora l’autopsia a chiarire le cause del decesso.

La ricostruzione del fratello

Il fratello Vincenzo, come scrive l’Adnkronos, ha ricostruito quanto accaduto su Facebook: «Ieri 16 agosto 2021 – scrive – è morto un uomo, è morto un calabrese, è morto un maresciallo dei carabinieri di 56 anni. Nell’esercizio delle “sue funzioni”, se così si può dire. Naturalizzato piemontese, in vacanza da appena un giorno, voleva solo difendere il mare di Paola dalla ignoranza violenta e barbara di un clan di bagnanti calabresi che invece lo stava distruggendo. Un gesto da poco, un gesto banale, chiedere con gentilezza di non buttare rifiuti in mare. Ma l’ignoranza violenta e la protervia minacciosa hanno avuto la meglio.

Alla fine – scrive l’uomo – di un violentissimo assalto verbale da parte del clan, a cui lui non ha potuto opporre alcuna resistenza, il suo cuore non ha retto. Soccorso immediatamente da altri turisti, quando sono arrivato ho potuto solo assistere alla incredulità e allo sconforto di chi c’era. Morto sulla spiaggia».   

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