La Cina comunista vieta persino il karaoke. E fa la lista delle canzoni “immorali e pericolose”

martedì 10 Agosto 13:00 - di Fabio Marinangeli
karaoke

Niente karaoke, è pericoloso per il regime. La Cina comunista vieta anche il divertimento di cantare, seguendo le parole sullo schermo. È uno dei passatempi preferiti dagli abitanti di Pechino e viene cancellato con un colpo di spugna. Un dettagliato servizio di Repubblica si sofferma sul Melody Ktv di Chaoyang, zona Est. Ha addirittura almeno 80 stanze pronte ad  ospitare intere famiglie, ragazzi, lavoratori e anziani.

Stangata ai locali del karaoke

Sono separati da pareti insonorizzate per stare lontano da occhi e orecchie indiscreti. Dentro – si legge ancora su Repubblica – ci sono divani in pelle nera, tv da 40 pollici, due grandi casse. E ancora, luci stroboscopiche e un grande schermo touch dove scegliere le canzoni. Ma sono quelle che ancora si possono cantare. Il ministero della Cultura sta preparando un giro di vite  proprio sulle canzoni “ammesse” nei karaoke. Il Partito vuole soltanto testi «sani», che «promuovano energia positiva». E mette al bando quelli che «danneggiano l’unità nazionale, la sovranità e che incitano all’odio etnico».

E spuntano i brani “vietati”

La lista nera per il karaoke non c’è ancora. Ma già si capisce l’obiettivo. Di canzoni ne sono state cancellate parecchie, un crescendo negli anni., Non ne erano più disponibili 37 nel 2011. Poi 120 nel 2015 ne 149 l’anno scorso. La Cina comunista le considera «immorali». Tra i brani non disponibili c’è Boundless oceans, vast skies della band di Hong Kong Beyond. È l’inno delle proteste nel 2014 durante la rivoluzione degli ombrelli. Il ritornello vietato è «Perdonami, ma non posso rinunciare al mio amore per la libertà».

A rischio persino l’Internazionale heavy metal

Un altro brano vietato è I love taiwanese girls del rapper Mc Hot Dog. Recita così: «Non mi piacciono le ragazze cinesi, preferisco quelle taiwanesi». Ancora disponibili ma in pericolo, il padre del rock cinese, Cui Jian, e la sua Nothing to my name cantata dagli studenti nei giorni precedenti la strage di Tiananmen.  A rischio perfino l’Internazionale, in versione heavy metal dei Tang Dynasty. «Non ne so nulla», dice forse in buona fede Yu, cameriere assunto da pochi giorni.

Il veto sul karaoke è l’ennesimo bavaglio

Dagli spettacoli dei fumetti fino ai videogiochi, questa del karaoke è soltanto l’ultima mossa per ancora di più il suo controllo su tutto. E molti dicono il perché: il Partito comunista cinese opprime la vita culturale e sociale. Molto probabilmente il motivo è la crescita del dissenso. Un dissenso che urla il suo desiderio di libertà.

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