Foibe, la Meloni replica al delirio di Montanari: mi fa pena. Il suo è un antifascismo da operetta

domenica 29 Agosto 12:00 - di Ginevra Sorrentino
Meloni su Montanari

Tommaso Montanari, rettore di lotta e di governo. Lo storico dell’arte e nuovo portabandiera dell’odio politico contro Matteo Salvini Giorgia Meloni e del disprezzo nei confronti di sovranismo e dintorni. Il nuovo guru dell’intellighenzia radical chic e coccolato maitre a penser della sinistra. Odiatore ufficiale e ufficializzato delle destre, torna a straparlare. E ne spara un’altra: stavolta nel mirino del prossimo rettore dell’Università per Stranieri di Siena, finiscono la tragedia delle Foibe. I suoi martiri. La solennizzazione del Giorno del Ricordo. Un affronto duro e inaccettabile, l’ultimo sferrato dal prof, che Aldo Grasso sul Corriere della sera di ieri non ha esitato a definire «una mascalzonata». E a cui Giorgia Meloni oggi replica dalle colonne de Il Giornale.

Foibe, Giorgia Meloni replica al delirio di Montanari

Una deriva inarrestabile, quella in corso contro la destra. La verità storica. E la memoria condivisa, che impegna in prima linea il militante Tommaso Montanari, in quest’ultima settimana più attivo che mai. Cominciata, come ricorda Grasso nel suo servizio sul Corsera, prima con le dimissioni dal Consiglio superiore dei Beni culturali per «l’arroganza dimostrata dal ministro Franceschini» «nella nomina di Andrea De Pasquale alla guida dell’Archivio centrale dello Stato, reo di aver accolto il Fondo Pino Rauti». E proseguita con l’attacco frontale alle Foibe e alla legge del 2004 che istituisce la Giornata del Ricordo. Che, «a ridosso e in evidente opposizione a quella della Memoria (della Shoah)» a detta del prossimo rettore dell’ateneo senese, rappresenterebbe «il più clamoroso successo di questa falsificazione storica».

Le parole con cui il prof ha svilito e minimizzato la strage compiuta dai partigiani titini

Dichiarazioni che sviliscono e minimizzano la portata di orrore e di dolore dell’eccidio delle comunità italiane al confine orientale, avvenuto tra il ’43 e il ’45 da parte delle milizie comuniste di Tito rispetto alle quali sono insorti molti politici di centrodestra. E alle quali ha replicato con fermezza la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni con argomentazioni e riflessioni che rendono nullo il contrattacco di ieri del prof su La Stampa. Dove Montanari, piagnucolando pure, ha persino sentenziato vittimisticamente: «Sono stato linciato e nessuna istituzione ha difeso l’autonomia dell’università». Ma vediamo, ripresi da Il Giornale, alcuni passaggi della replica della Meloni alle inaudite affermazioni del “professore”…

Meloni su Montanari e un «crescendo inquietante di dichiarazioni sempre più intrise di odio politico»

«Da qualche giorno, con un crescendo inquietante di dichiarazioni sempre più intrise di odio politico, ci troviamo costretti a leggere gli sproloqui di Tomaso Montanari «intellettuale» vip della sinistra e prossimo rettore dell’Università per Stranieri di Siena che propone la cancellazione del Giorno del Ricordo per i martiri delle Foibe», scrive la presidente di Fdi. Che poi prosegue: «Ossia il 10 febbraio, data solenne sancita da una legge dello Stato approvata nel 2004. Per lui in spregio al monito del presidente Sergio Mattarella nient’altro che un’operazione di «revisionismo di Stato, frutto della propaganda della destra».

Sciocchezze inaccettabili su una tragedia che ha coinvolto migliaia e migliaia di italiani trucidati

Già, perché, come ricorda la Meloni, «su La Stampa di ieri, il professore, del quale non sono note ricerche scientifiche riguardo la materia su cui si avventura, si è prodigato in una serie di sciocchezze sulla tragedia che ha coinvolto migliaia e migliaia di italiani trucidati dai partigiani comunisti di Tito: “Non ci furono milioni di infoibati. Probabilmente furono cinquemila. Tra i quali molti erano fascisti e nazisti, altri erano innocenti”». Parole che indignano e sconcertano, che la Meloni smonta e commenta sul quotidiano milanese. Asserendo, tra l’altro: «Se è già falso e puro riduzionismo dire che nelle foibe sarebbero morte cinquemila persone, il folle messaggio che passa dalle sue parole è che infoibare migliaia di «fascisti» non sia stato un crimine. È proprio sulla base di questo estremismo che personaggi alla Montanari giustificano e minimizzano da anni la brutale uccisione di Norma Cossetto, ragazzina torturata e stuprata in branco dai «partigiani» e poi gettata viva in una foiba per la grave colpa di non essere stata ostile al fascismo (come gran parte degli italiani di allora)».

Una propaganda militante che inneggia a odio e violenza

«Ecco, mi chiedo – prosegue quindi Giorgia Meloni – con molta serietà e preoccupazione, se questo odio e questa violenza rappresenteranno la «linea» didattica dell’Università per stranieri di Siena. Nella quale, parole del futuro rettore, ha promesso che insegnerà ai ragazzi «i valori dell’antifascismo in modo militante». Al di là della perplessità sulle materie da insegnare in un Ateneo (paghiamo per questo cara ministra Messa con i soldi pubblici Montanari?), mi piacerebbe sapere se i «valori» di cui parla l’esperto di arte siano quelli che hanno ispirato chi ha colpito a morte, tra i molti, Sergio Ramelli. O animato la mano di chi ha arso vivi i fratelli Mattei. E cioè che la violenza contro i «fascisti» non solo è giustificata, ma è da incoraggiare».

Montanari: l’odio è servito e dispensato in pillole al vetriolo che avvelenano clima e verità

«Insomma – aggiunge la numero uno di Fdi – per Montanari ai «fascisti» vanno tolti tutti i diritti, anche quello di non essere ammazzati dagli «anti». Già questa sarebbe una follia fuori dall’insieme di valori della civiltà occidentale, secondo la quale il rispetto della persona umana si concede anche al peggiore degli individui, ma c’è di più. Perché l’elenco di questi «fascisti» ai quali togliere ogni diritto e da prendere a fucilate all’occorrenza, lo stila lo stesso Montanari, insieme ai suoi soliti compagni di merende. E, ovviamente, nell’elenco ci sono tutti i partiti di destra. Anche quelli rappresentati in Parlamento». E l’odio è servito. In quantità. Oltre che dispensato in pillole al vetriolo che avvelenano il clima sociale. Inquinano la verità storica. Puntano a rinfocolare la propaganda estremista.

Meloni, Montanari e la propaganda estremista: un problema per l’Italia, non solo di Fratelli d’Italia…

Ma, incalza e chiosa Giorgia Meloni, «provo pena per personaggi come Montanari (e ce ne sono diversi) che, in assenza di talento specifico, si affannano a costruirsi una carriera grazie a un antifascismo grottesco e da operetta. Ma ora si sta davvero superando il limite». E ancora: «In una democrazia evoluta, un professore o peggio un rettore non può diffondere messaggi di odio, discriminazione e violenza come questi. Cosa farà Montanari, vieterà ai professori e agli studenti di destra della sua università di esprimere le proprie opinioni? Così sono nati i Talebani, proprio con la propaganda estremista nelle università». Ma, come conclude Giorgia Meloni nel suo intervento sul Giornale, tutto questo «non è un problema di Fratelli d’Italia. È un problema per l’Italia. E mi auguro che qualcuno abbia la decenza di fermare questa pericolosa deriva».

 

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