Egonu, da portabandiera a colpevole del flop del volley: «Tanti selfie, poche schiacciate vincenti»

giovedì 5 Agosto 15:43 - di Monica Pucci

Paola Egonu, troppi selfie, poche schiacciate: questa l’accusa. Da portabandiera italiana, simbolo dell’integrazione e del libero amore, per qualcuno eroina prima ancora di scendere in campo, da altri utilizzata come manifesto politico per il ddl Zan per la sua dicharata omosessualità, a colpevole del disastro italiano nel volley e nei giochi di squadra alle Olimpiadi di Tokyo. Paola Egonu vive una incredibile parabola di popolarità, senza colpe particolari, se non quella delle aspettative che altri, media, opinion leader e dirigenti sportivi, avevano riposto su di lei. Che oggi è diventata il simbolo dell’atleta che “fa troppi selfie invece di concentrarsi sulla prestazione sportiva. Selfie e social, sui quali arriva di tutto: complimenti ma anche offese, “melma”, l’ha definita l’allenatore azzurro, dalla quale “è difficile staccarsi”.

Egonu, i selfie e le sconfitte del volley

Il primo a lanciare il tema della “distrazione” è stato il Ct della Nazionale femminile di volley, sconfitta e cacciata dalle Olimpiadi dalla Serbia nei quarti. «Allontanarsi dai social è più difficile per loro che per me: ma questa sconfitta aiuterà pure su questo fronte». Il Corriere della Sera, oggi,  affronta il tema e chiama in causa proprio la Egonu. “Il ko non nasce dal coltivare certe piattaforme. Ma è un aspetto che distrae, che rischia di trasformare i Giochi, luogo di massima concentrazione, in un parco divertimenti o, peggio ancora, in un qualcosa che succhia energie. Il c.t. quando ha parlato di melma che arriva addosso non ha fatto nomi e cognomi, eppure non è difficile capire che si riferisse, prima di tutto, a Paola Egonu. Lei è diventata ben più di una pallavolista: ormai è un personaggio dalla popolarità di un’influencer. Con amici e nemici. Ecco allora che tenere testa a certi ritmi, volendo magari ribattere a chi insulta, genera distrazioni e stress. Certo, ci sono poi gli errori tecnici e non tutto va comunque caricato sulle spalle di Egonu…  Abbiamo visto foto di gruppo dopo le vittorie (poche: 3 in 6 incontri), video di sedute fisioterapiche, di vita vissuta nelle stanze del villaggio. Nulla di male, lo fanno tutti gli sportivi di oggi. Ma ad un certo punto bisogna girare l’interruttore, isolarsi...”, scrive il Corriere. Che non boccia la Egonu ma prova a farla tornaree con i piedi per terra, nel suo interesse.

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