Dalla Francia: “Emmanuel Abayisenga, il profugo che ha ucciso un prete, aveva incontrato il Papa” (video)

martedì 10 Agosto 15:35 - di Luisa Perri
Emmanuel Abayisanga

Secondo il giornalista francese Arnaud Bedat, nel video e nella foto (dal quotidiano La Croix) che vedete, l’uomo che abbraccia il Papa è Emmanuel Abayisenga, il profugo del Ruanda che ha ucciso un sacerdote ieri e che ha incendiato un anno fa la cattedrale di Nantes.

Se l’uomo della foto fosse lo stesso, c’è addirittura un video a documentare l’incontro: la data è 11 novembre 2016. 

Il Secolo d’Italia ha recuperato anche la sequenza dagli archivi del Centro Televisivo Vaticano: al minuto 54 e 52 secondi del video, è inquadrato l’uomo che per i media francesi è Emmanuel Abayisenga. La persona del video tiene a lungo la mano di Bergoglio. Gli parla con insistenza. Ha un posto privilegiato: in prima fila. Se il quotidiano francese ha ragione e non prende un abbaglio, il video assume caratteristiche drammatiche.

Il papa argentino, nell’occasione del Giubileo della Misericordia, aveva ricevuto nell’aula Nervi i rappresentanti delle “persone socialmente escluse”, i senza fissa dimora. Tra di loro, coincidenza che fa propendere per la genuinità della fonte, anche un gruppo di pellegrini da Nantes. Località dove appunto risiedeva il richiedente asilo africano. 

Chi è Emmanuel Abayisenga

Nato in Rwanda nel 1981, è cresciuto in una famiglia cattolica di 12 fratelli e sorelle. Dopo il genocidio del 1994 Emmanuel e la sua famiglia sono fuggiti nell’attuale Zaire. Probabilmente da allora i mostri hanno preso il sopravvento nella sua testa. E se fosse lui la persona del video in Vaticano, gli uomini della sicurezza del Papa possono tirare un sospiro di sollievo con cinque anni di ritardo. 

“Cattolico fervente con problemi mentali”

Ieri Emmanuel Abaiysenga, che ha acclarati problemi psichiatrici, si è autoaccusato dell’omicidio di padre Olivier Maire, superiore locale dei Padri Monfortani. Il richiedente asilo ruandese che è stato anche l’autore del grave incendio nel luglio 2020 che ha devastato la cattedrale di Nantes.

Il cittadino ruandese si è presentato alla polizia di Mortagne sur Sèvre e ha confessato il delitto. Al momento del delitto, era a piede libero, sotto “controllo giudiziario”. Era stato quindi accolto per carità a vivere con i padri monfortani per diversi mesi.

La leader sovranista Marine Le Pen ha commentato ieri che in Francia «si può essere un clandestino, dare fuoco a una cattedrale, non essere espulso, e poi essere recidivi uccidendo un prete».

«Quest’uomo non è registrato nei fascicoli di radicalizzazione, non è musulmano. Adesso non è il momento delle polemiche, ma delle condoglianze», ha replicato il ministro dell’Interno.


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