Caso Laila, sul suo cellulare le foto del macchinario inceppato inviate più volte ai tecnici

venerdì 6 Agosto 12:39 - di Adriana De Conto
Laila foto

Continuano le indagini sulla morte di Laila El Harim, la 40enne deceduta mentre lavorava nell’azienda d’imballaggi “Bombonette” di Camposanto, nel Modenese. Una vicenda che ha gelato il sangue a tutti e che ha richiamato la stessa atroce sorte di Luana D’Orazio, la giovane toscana morta il 3 maggio scorso a Prato, in circostanze analoghe.

Laila, le foto del macchinario maledetto che l’ha uccisa

Dalle indagini stanno emergendo particolari che potrebbero gettare luce sulle circostanze che hanno segnato la giovane vita di Laila. Sul cellulare della donna infatti sono state trovate diverse foto che Laila avrebbe scattato al macchinario ogni volta che questo andava in blocco. Immagini che la donna  inviava ai tecnici, che dovevano poi intervenire per ristabilirne il corretto funzionamento. Saranno ora gli inquirenti, che hanno aperto un fascicolo per omicidio colposo, a dover stabilire se ci sia stata una correlazione tra i malfunzionamenti che donna ha documentato e la sua morte atroce. Gli investigatori stanno, inoltre, cercando di fare chiarezza sul perché il sistema di sicurezza fosse attivabile solo manualmente, apprendiamo dagli aggiornamenti sulla tragica vicenda.

Laila, morta sul lavoro, il compagno: “Si lamentava spesso del malfunzionamento”

La donna avrebbe infatti segnalato il problema portando come prova proprio quelle immagini rinvenute nella memoria del suo telefono. Quel macchinario aveva quindi dei problemi di funzionamento e tutti lo sapevano. Ogni volta che qualcosa non andava Laila fotografava e inviava l’immagine ai suoi superiori e ai tecnici che intervenivano per risolvere il problema. Laila El Harim avrebbe parlato dei problemi con la fustellatrice anche al compagno, dal quale aveva avuto una bambina. “Se ne lamentava spesso – ha raccontato l’uomo a La Repubblica -. Diceva che la macchina si bloccava, che non andava. E spesso dovevano intervenire gli elettricisti”.

 

 

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