Baruffe romane, Calenda dà forfait alla festa del “Fatto” e il “saltafila” Scanzi lo insulta

martedì 31 Agosto 19:33 - di Marzio Dalla Casta
Scanzi

Non nutriamo eccessiva simpatia per Carlo Calenda. Ma al contrario di lui, Andrea Scanzi ci sta proprio sugli zebedei. Innanzitutto perché scrive sul Fatto Quotidiano e poi perché in tv si atteggia a vice-Travaglio come se non bastasse già l’Originale. Eppure, nella disputa che li vede opposti, il secondo ha più ragione del primo. Dispiace ammetterlo, ma Calenda ha sbagliato a dare forfait alla festa del giornale dopo averne accettato l’invito, e per giunta comunicandolo al Foglio oggi di Cerasa e un tempo di Giuliano Ferrara. Per dire un giornale più nemico che rivale. È questione di educazione: se mi inviti a casa tua, posso anche accettare e poi disdire, ma non vado a dirlo al tuo vicino.

Presenza prima annunciata e poi negata

Tanto più che Calenda non si è limitato a declinare (tardivamente) il RSVP di Travaglio, ma ha corredato la disdetta con una serie di considerazioni più consone ad un non-invitato deluso che a un invitato pentito. Mal gliene incolse: prima stupore, poi piccole punzecchiature e infine l’apoteosi del pelo lisciato con l’articolo di Scanzi a base di Bombolo, Water(loo) e altre «fiumane di insulti adolescenziali» (copyright della “vittima”). Sì certo, il veleno sputatogli addosso dal vice-Travaglio oggi gli consente di tuittare che ha fatto bene a girare al largo dalla festa del Fatto, ma Calenda – ammettiamolo – un po’ se l’è cercata. Dopo tutto l’avevano invitato ad un dibattito, non ad un rave-party, per quanto la presenza di Scanzi rievochi ritmi hard-rock se non addirittura heavy-metal. Un’altra cosa in ogni caso.

Scanzi randella il leader di Azione

Che abbia temuto una trappola? Può essere: è candidato a Roma e ha sullo stomaco i 5Stelle che invece abitano nel cuore dell’intera redazione del Fatto. O, forse, avrà pensato che un’apparizione alla kermesse di Travaglio avrebbe finito per alienargli le simpatie di quella fettina di elettorato centrista che oscilla tra lui e Michetti, il campione del centrodestra per il Campidoglio. Un calcolo politico, insomma. Ci sta anche questo. Ma spesso la verità è più semplice di quanto appaia e, a detta di molti, per certi aspetti Calenda è insopportabile. Troppo choosy, per dirla alla Fornero. La calca, l’afa che ancora opprime, le ascelle sudate non fanno per lui. Soprattutto la gente in fila. No, questa la cancelliamo: bastava un fischio a Scanzi e la superava tutta.

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