Afghanistan, nuovo scivolone di Conte: la sharia? Solo «regole severe». Il M5S: «Meglio se tace»

giovedì 26 Agosto 10:00 - di Gigliola Bardi
conte afghanistan

Non bastava l’invito al «dialogo serrato con i talebani». Sulla drammatica situazione in Afghanistan Giuseppe Conte è riuscito a superarsi con un nuovo scivolone. Il capo del M5S, infatti, ha parlato della sharia come di «regole severe», di fatto minimizzandone la brutalità fino a normalizzarla. La dichiarazione, resa a margine della partecipazione al Meeting di Rimini, ha fatto sobbalzare più d’uno dalla sedia ed è valsa a Conte un nuovo soprannome: «Avvocato dei talebani».

Afghanistan, per Conte la sharia sono solo «regole severe»

«Non sarà facile raggiungere un risultato. Ma abbiamo un dovere, un imperativo etico di tentare per offrire una qualche protezione alla popolazione che è rimasta lì e non si rassegna alle severe regole della sharia», sono state le parole di Conte, che hanno provocato reazioni tra il rassegnato e lo sgomento anche all’interno del M5s. A raccoglierle è stato Il Giornale, venendo a conoscenza anche di quel nuovo, velenoso nomignolo che a Conte hanno affibbiato proprio i pentastellati.

Le voci del M5S: «È imbarazzante, meglio se sta zitto»

«Non so perché faccia così, ormai ne combina una al giorno», ha detto a Domenico Di Sanzo, che firma l’articolo, un «parlamentare del Pd esperto di esteri». Ancora più sprezzanti, poi, i commenti giunti dal M5S. «È imbarazzante, è meglio se sta zitto», ha detto un esponente del fronte governista pentastellato del M5s, mentre altri puntano il dito contro lo staff dell’ex premier. «Quando era a Palazzo Chigi ogni cosa passava in cavalleria, non hanno capito che adesso è diverso, questi errori si fanno quando si è troppo sicuri», è stato il ragionamento.

L’«avvocato dei talebani» sempre più isolato

E se Luigi Di Maio stavolta tace, dopo che aveva già preso le distanze dalle dichiarazioni sul «dialogo con i talebani», e da Palazzo Chigi filtrano voci di un sempre maggiore imbarazzo, dal governo è la viceministra renziana Teresa Bellanova a farsi sentire apertamente: «Più che severe, le regole della Sharia io le definirei barbare».

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