Afghanistan, Di Maio conferma che l’Italia non conta più niente. FdI: «È un ministro per caso»

mercoledì 25 Agosto 8:11 - di Gigliola Bardi

L’audizione di «un ministro per caso», rimasto «spiaggiato fino a poco tempo prima in Puglia». Luigi Di Maio è intervenuto in audizione davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, e il risultato è stato disastroso. «In audizione sulla situazione in Afghanistan il ministro Di Maio ha saputo solo balbettare un aumento dei fondi per la cooperazione internazionale», hanno commentato i parlamentari di FdI Andrea Delmastro, Salvatore Deidda, Isabella Rauti e Wanda Ferro, sottolineando l’inconsistenza della relazione del titolare della Farnesina rispetto a un tema estremamente complesso.

«Sull’Afghanistan Di Maio sa solo balbettare»

Di Maio, infatti, hanno spiegato gli esponenti di FdI, non ha speso «una sola parola di ammissione di colpa per l’ideologismo sfrenato con cui il M5S, ancora tre mesi fa, festeggiava come una vittoria il disimpegno in Afghanistan senza chiedersi cosa sarebbe accaduto il giorno dopo». Ugualmente, «non una sola parola sul clamoroso ritardo nel recupero dei collaboratori dell’esercito italiano, nonostante da tempo FdI e gli stessi afghani chiedessero lasciapassare militare per fare rientro» e «non una sola parola, oltre ad un generico richiamo alla accoglienza, su come gestire la catastrofe umanitaria, magari con un piano per i rifugiati che coinvolga i paesi limitrofi all’Afghanistan».

Il rischio che i terroristi si nascondano tra i profughi

Di Maio ha dribblato anche sul rischio «che dietro ai profughi si nascondano terroristi islamici come detto anche dal direttore di Aise Generale Caravelli». Insomma, durante la sua audizione Di Maio ha di fatto bucato tutti i temi più stringenti scaturiti dalla crisi afghana. Un atteggiamento che ha lasciato «stupefatti» i parlamentari di FdI, che nel confronto col ministro hanno «preteso, in ultimo, che nessun dialogo si apra con i talebani prima che diano eventuale prova di rispettare i diritti umani e che i finanziamenti per la cooperazione internazionale non transitino dalle autorità afghane perché, in tal caso, non considereremo Di Maio il solito benefattore con i soldi degli italiani, ma complice e finanziatore dei talebani».

Di Maio e Guerini confermano l’irrilevanza dell’Italia

È stato poi il Questore della Camera Edomondo Cirielli, a sua volta membro della commissine Esteri, a sottolineare che le dichiarazioni di Di Maio, insieme a quelle del collega ministro alla Difesa Lorenzo Guerini, «hanno confermato che l’Italia non conta più niente e che gli Usa non sono stati leali con l’Alleanza. Nessuno, ovviamente, vuole metterla in discussione, ma questa Caporetto in Afghanistan conferma che, in futuro, l’Italia sarà sempre più sola nelle dinamiche geopolitiche». Quanto ai fondi per la cooperazione al centro dell’intervento di Di Maio, Cirielli ha lanciato un avvertimento: «Al Ministro che chiede più fondi dico che, invece, alla luce di questa esperienza negativa, dovrebbe chiedere più fondi ma per lo Strumento Militare. In un mondo sempre più pericoloso vale sempre di più l’antica massima romana: “Se vuoi la pace – ha concluso Cirielli – prepara la guerra».

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