Tokyo, si avvicina la gara della prima atleta trans alle Olimpiadi. In pista il 2 agosto tra le polemiche

venerdì 30 Luglio 14:00 - di Elsa Corsini

Si avvicina l’esibizione della prima atleta trans alle Olimpiadi. La sollevatrice di pesi neozelandese Laurel Hubbard scenderà in pista il prossimo 2 agosto. Prima atleta transgender ai Giochi olimpici     è stat ainserita nella gara di sollevamento pesi nella categoria +87 kg. Una decisione choc, che ha diviso l’opinione pubblica e scatenato uno tsunami di polemiche.

Olimpiadi, in gara il 2 agosto la prima atleta trans

Soprattutto per la disparità rispetto alle colleghe donne. In molti mettono in dubbio l’equità degli atleti transgender che competono contro le donne. Hubbard, che sarà il sollevatore più anziano ai Giochi, aveva gareggiato in gare di sollevamento pesi maschile prima di diventare trasgender nel 2013. Molti scienziati hanno elencato i vantaggi biologici di coloro che hanno attraversato la pubertà da maschi. Come la densità ossea e muscolare. E alcuni atleti si sono pubblicamente opposti alla sua partecipazione olimpica. I sostenitori della cosiddetta ‘inclusione transgender’, neanche a dirlo,  sostengono invece che il processo di transizione riduce “considerevolmente tale vantaggio”. Il dibattito è destinato a non fermarsi con la gara di lunedì prossimo.

Polemiche e critiche: è avvantaggiata

“Laurel Hubbard è una donna che gareggia secondo le regole della sua federazione”, Così il direttore medico del Cio Richard Budgett in conferenza stampa. “Quando si tratta di vantaggi e svantaggi c’è molto da imparare”, prosegue. “C’è sempre più scienza. Ci sono molti aspetti della fisiologia, Dell’anatomia e del lato mentale che contribuiscono a una performance d’élite. Ed è molto difficile dire ‘sì, ha un vantaggio perché ha attraversato la pubertà maschile’, quando ci sono così tanti altri fattori da tenere in considerazione. Non è semplice”.

Il Cio dà il via libera. Il no di molti atleti

Il Cio aveva aperto la strada nel 2015 agli atleti transgender per competere ai Giochi come donne. A condizione che i loro livelli di testosterone fossero inferiori a 10 nanomoli per litro. Ora è in corso una revisione guidata dal Cio di tutti i dati scientifici per determinare un nuovo quadro. “C’è molto disaccordo in tutto il mondo dello sport e oltre su questo problema di ammissibilità”,  conclude Budgett. La federazione australiana di sollevamento pesi aveva cercato di impedire a Hubbard di competere nella categoria femminile ai Giochi del Commonwealth del 2018. Ma poi ha sostenuto la sua selezione per Tokyo. “Tutti concordano che le donne transgender sono donne. Ma è una questione di ammissibilità allo sport e a eventi particolari. Deve essere davvero molto specifico per lo sport”.

Le critiche di FdI: è la fine dello sport

La polemica è rimbalzata in Italia. Con la bocciatura di Fratelli d’Italia. Che parla di delirio ideologico transgender. “È la fine dello sport femminile”, dicono dal partito di Giorgia Meloni. FdI denuncia il grave rischio che “uomini transessuali, o che si percepiscono come donne” possano gareggiare in competizioni riservate alle donne dalla nascita. Un rischio altissimo, quello di Tokyo insomma è un precedente gravissimo. Che oltraggia la sana competizione sportiva.

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