Renzi: voglio eleggere il prossimo presidente della Repubblica insieme alla destra. Che male c’è?

lunedì 5 Luglio 10:04 - di Francesco Severini
Renzi

Matteo Renzi è un fiume in piena contro la sinistra massimalista che lo accusa, gli indirizza scomuniche, lo ha individuato come nemico principale. Tutta colpa del ddl Zan e del ricordo ancora bruciante della caduta rovinosa di Giuseppe Conte.

La linea di Renzi è chiara: senza modifiche la legge Zan non passa, quindi meglio il compromesso che niente. M5S e Pd replicano: legge in aula così com’è. In un’intervista a Repubblica Matteo Renzi  sintetizza: “Per ora la questione è sempre la stessa, il contrasto tra massimalisti e riformisti. I massimalisti fanno i convegni, i riformisti fanno le leggi. Preferisco un buon compromesso a chi pensa di avere ragione solo lui ma non cambia le cose”.

Poi riprende l’argomentazione già avanzata da Maria Elena Boschi e da Davide Faraone. «A me interessa – dice Renzi – che ci sia una buona legge. La proposta di Scalfarotto elimina i punti controversi su identità di genere e scuola. Può essere un punto di caduta. L’importante è non affossare la legge: a scrutinio segreto rischia molto. Nei gruppi Pd e 5S potrebbero mancare voti, è il segreto di Pulcinella».

A chi gli punta l’indice contro dicendo che sta favorendo la destra, Renzi replica così: «Non sapevo che le femministe – che chiedono di eliminare identità di genere – fossero di destra. Ma comunque se la destra vota a favore di una legge del genere significa che è una destra europea. Meglio una destra che assomiglia alla Merkel di una destra che assomiglia a Orbán».

E gli applausi della Lega non lo mettono in imbarazzo. Piuttosto – accusa Renzi – è il Pd che “vuole una bandierina anche a costo di condannare una generazione di ragazze e ragazzi gay a non avere tutele”. Italia Viva – conclude – propone “di votare gli emendamenti di Scalfarotto, non quelli di Pillon“.  Quindi Renzi chiarisce che se salta il compromesso con la destra e si vota in aula sulla Zan originale, Iv dirà sì al testo “ma se non passerà deve essere chiaro chi porta la responsabilità del fallimento”.

A sinistra leggono questa mossa di Matteo Renzi come un primo passo verso lo sganciamento dal centrosinistra. Una strategia che Renzi non sconfessa anticipando anzi che sul nuovo presidente della Repubblica è pronto anche a fare accordi con la destra. E così, alla domanda “farà un accordo con la destra anche sul Colle?”, risponde: «Anche con la destra, certo. Il sogno è sempre quello di eleggere un Presidente della Repubblica con un consenso amplissimo. In questa elezione, per di più più, la destra ha il 45% dei grandi elettori, quindi sarà sicuramente al tavolo. E meno male che nel 2019 abbiamo tolto i pieni poteri al Salvini del Papeete: fossimo andati a votare allora – come volevano alcuni dirigenti anche del Pd – ora dovremmo eleggere un Presidente sovranista».

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