Ecco “Forza Italia Viva”. Renzi: «Carfagna e Gelmini? Più capaci dei ministri del Pd»

venerdì 2 Luglio 15:51 - di Michele Pezza
Renzi

Passi pure per Arcuri, Bonafede e Costa. Nessuna meraviglia che nella sua intervista al Giornale Matteo Renzi li consideri perdenti nel confronto con i loro successori Figliuolo, Cartabia e Cingolani. Autorizza, invece, più d’un sospetto l’endorsement del senatore di Rignano verso le forziste Gelmini e Carfagna, giudicate «più capaci» dei rispettivi predecessori Boccia e a Provenzano. Gatta ci cova, verrebbe da dire. Dopo tutto, i due “bocciati” appartengono a quel Pd che solo due anni fa Renzi ancora guidava. E tuttora sono esponenti di quello stesso centrosinistra di cui fa parte anche Italia Viva. Come diceva Andreotti, «a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca». Basta, infatti, leggere il resto dell’intervista per trovare conferma al sospetto. Soprattutto laddove sostiene che con Draghi «nulla sarà come prima».

Così Renzi in un’intervista al Giornale

Una “profezia” che non riguarda le politiche di governo ma il quadro politico. In tal senso, il terremoto che sta radendo al suolo la casa dei 5Stelle è solo l’antipasto di quel che accadrà al sistema dei partiti. «A destra come a sinistra. E anche quelli più centrali, ovviamente», dice ancora Renzi, che invece non vede alcun problema per il governo ed il suo premier. Neppure in caso di scissione dei grillini: «I numeri ci sono comunque», assicura. Parole rivelatrici dell’ambizione dell’ex-Rottamatore di ritagliarsi un ruolo di cerniera in vista dell’elezione del Quirinale. Una scadenza che allarma invece Letta, sempre più spaesato dalla corsa dei 5Stelle verso l’implosione. «Fino a febbraio c’è tempo», tenta di rassicurarlo Renzi. Ma il suo tono è troppo simile a quell’«Enrico stai sereno» per riuscire nell’impresa.

Tentazione centrista per il leader di Iv

È evidente che che il leader di Iv tenda a raggruppare le forze di centro, Forza Italia compresa (l’endorsement di cui sopra si legge anche così) per incunearsi prima nel Pd e quindi nel mare magnum che aprirebbe la deflagrazione grillina. È lì che cercherà di arruolare per allestire massa critica in vista delle elezione del successore di Mattarella. È il motivo per cui non solo rivendica il merito di aver favorito l’ascesa di Draghi ma s’intesta anche il ruolo di mediatore nella strana maggioranza che lo sostiene. A partire dal ddl contro l’omotransfobia. «Mi sento più zen che Zan», ha risposto con un gioco di parole. Per poi sentenziare: «Il Pd deve decidere se andare alla conta rischiando di affossare la legge o tentare un accordo. Salvini deve decidere se emulare Orban o tentare un accordo». Dov’è chiaro che così solo lui vincerebbe in ogni caso.

 

 

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