Palamara rinviato a giudizio, assolto l’ex-Pg della Cassazione Fuzio

venerdì 23 Luglio 19:14 - di Paolo Lami
Palamara

Luca Palamara va a processo così come la sua amica Adele Attisani. Ma l’ex-procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, esce a testa alta dalla vicenda Palamara, assolto in abbreviato dall’accusa di rivelazione del segreto d’ufficio. Mentre l’altro amico di Palamara, l’imprenditore Fabrizio Centofanti, si vede accettare dal giudice dell’udienza preliminare la richiesta di patteggiamento a un anno a sei mesi.

Riesce a metà a Raffaele Cantone, capo della Procura di Perugia che indaga sulla vicenda Palamara l’impresa di portare a processo tutti quelli per i quali i magistrati eugubini avevano chiesto il rinvio a giudizio nel cosiddetto scandalo Palamara, cartina al tornasole di quello che è più giusto chiamare scandalo della magistratura italiana spesso politicizzata, correntizia e, in moltissimi casi, corrotta.

Per l’ex-consigliere del Csm il gup di Perugia Piercarlo Frabotta ha disposto il rinvio a giudizio nel filone principale dell’inchiesta per corruzione fissando il processo per il 15 novembre prossimo davanti al primo collegio del Tribunale.

Insieme a Palamara andrà a giudizio per concorso nel reato di corruzione per l’esercizio delle funzioni anche Adele Attisani.

Il giudice dell’udienza preliminare ha accolto, inoltre, la richiesta di patteggiamento a un anno a sei mesi per l’imprenditore Fabrizio Centofanti, che a giugno ha reso dichiarazioni spontanee ai magistrati della procura di Perugia.

Assolto, come detto,  in abbreviato l’ex-procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio dall’accusa di rivelazione del segreto d’ufficio.

Per un episodio Fuzio è stato assolto con la formula “perché il fatto non sussiste” e per un altro per la “tenuità del fatto”.

Per lui i pm avevano sollecitato una condanna a otto mesi.

pm Gemma Miliani e Mario Formisano della procura di Perugia, guidata da Raffaele Cantone, dopo le dichiarazioni rese ai magistrati proprio da Centofanti avevano modificato, nelle scorse settimane il capo di imputazione contestando, tra le accuse, la corruzione in concorso per l’esercizio delle funzioni, e non più la corruzione in atti giudiziari.

La decisione del giudice arriva a otto mesi dall’apertura dell’udienza preliminare che aveva preso il via il 25 novembre scorso.

“In concorso tra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, agendo Adele Attisani quale istigatrice delle condotte delittuose e beneficiaria, altresì ed in parte, delle utilità ricevute, Luca Palamara, prima quale sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica di Roma ed esponente di spicco dell’Associazione Nazionale magistrati fino al 24 settembre 2014, successivamente quale componente del Consiglio Superiore della Magistratura e magistrato fuori ruolo – si legge nel capo di imputazione – ricevevano da Fabrizio Centofanti le utilità per l’esercizio delle sue funzioni e dei suoi poteri”.

E in particolare “per la possibilità consentita a Centofanti da Palamara di partecipare a incontri pubblici o riservati cui presenziavano magistrati, consiglieri del Csm e altri personaggi pubblici con ruoli istituzionali e nei quali riguardanti magistratii, permettendo in tal modo a Centofanti di accrescere il suo ruolo e prestigio di “lobbista“; per la disponibilità dimostrata da Palamara a Centofanti di poter acquisire, anche tramite altri magistrati e appartenenti alle forze dell’ordine, a lui legati da rapporti professionali e/o di amicizia, informazioni anche riservate sui procedimenti in corso ed in particolare, su quelli pendenti presso la Procura della Repubblica di Messina e di Roma che coinvolgevano Centofanti e gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore; per la disponibilità di Palamara di accogliere richieste di Centofanti finalizzate ad influenzare e/o determinare, anche per il tramite di rapporti con altri consiglieri del Consiglio Superiore della Magistratura e/o di altri colleghi, le nomine e gli incarichi da parte del Consiglio medesimo e le decisioni della sezione disciplinare“.

Nella contestazione si elencano diversi soggiorni di cui avrebbe usufruito l’ex consigliere del Csm, tra cui quello a Madonna di Campiglio, il viaggio a Madrid con il figlio, la vacanza a Favignana, a Dubai, oltre ai lavori eseguiti a casa della sua amica Adele Attisani.

A Palamara, come si legge nell’atto di accusa, si contesta anche la rivelazione e utilizzazione dei segreti d’ufficio.

E come la prende Palamara? “Udienza preliminare passaggio stretto e obbligato. Sono certo che l’udienza pubblica servirà a far emergere la verità e la mia innocenza”, commenta l’ex- consigliere del Csm.

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