Milano, Bernardo il “civico” che crede nei partiti: «Corro per vincere, Milano ha bisogno di ascolto»

mercoledì 7 Luglio 10:21 - di Sveva Ferri
bernardo milano

«Io corro per vincere. Milano è in cerca di ripresa, di rilancio. Voglio però partire con una campagna di ascolto, perché la cosa peggiore è non sentirsi considerati. I milanesi hanno voglia di un cambio di passo, dopo il periodo terribile che hanno passato». All’indomani della sua investitura come candidato a sindaco di Milano per il centrodestra, Luca Bernardo, chiarisce di non essere preoccupato per il gap di notorietà che lo divide da Giuseppe Sala. «La notorietà – sottolinea – non si guadagna alzando il volume della voce. Si raggiunge ragionando sui temi. Il sociale, l’innovazione, l’economia. Potrei dirne mille».

Bernardo, il candidato civico di Milano che crede nei partiti

Primario di pediatria al Fatebenefratelli e medico che si è formato anche negli Usa ed è da sempre impegnato nel social, 54 anni, sposato con Francesca e padre della 25enne Lucrezia, che è il suo «orgoglio», un cane maltese e due gatti, Bernardo, che gira in vespa e non ha la macchina e indica Madre Teresa e Ghandi come suoi riferimenti valoriali, è l’uomo intorno al quale si è sciolta un’impasse durata mesi, quel civico cercato a lungo e con non poche difficoltà. Epperò, insieme all’orgoglio civico, Bernardo chiarisce di avere piena consapevolezza del ruolo e dell’importanza dei partiti, della loro centralità nella costruzione di un nuovo futuro per Milano. In due interviste, rilasciate al Corriere della Sera e a La Stampa, più volte ripete che le scelte saranno compiute con le forze politiche, a partire dal programma che «scriveremo insieme». Il che, emerge, non significa che lui non abbia una sua precisa visione delle priorità per la città.

Periferie e sociale, partendo dall’ascolto

Si parte con periferie e sociale. Le prime, spiega, le «conosco benissimo perché vado in giro a visitare i pazienti e da 20 anni faccio attività di prevenzione, formazione e cura nelle scuole e nei quartieri». «Si può e si deve fare di più», sottolinea il candidato del centrodestra, esercitando prima di tutto quella pratica dell’ascolto maturata nella professione. «Una diagnosi di un bimbo che piange può esser fatta in maniera corretta solo se si sa ascoltare bene la mamma. Vale anche per la città, i cui bisogni vanno interpretati e capiti, dal centro alla periferia». Per il sociale al centro ci sono «i ragazzi abbandonati in dad, e le donne, parte fondante di Milano».

Sala? «Gli do un voto insufficiente»

E ancora: piste ciclabili da mettere in sicurezza; Navigli che appare difficile riaprire come vorrebbe fare Sala; stadio, sul quale serve il coinvolgimento della città e, di nuovo, dei partiti. Bernardo sembra avere già molto chiaro il quadro della città che vuole proporre e, dopo il Covid, che lui ha vissuto in corsia, da medico, ha «voglia di ripartire». Il voto per Sala è «insufficiente. Soprattutto in ambito sociale, non mi pare proprio che abbia fatto tutto quello che poteva essere fatto», sottolinea, chiarendo però di voler condurre una campagna elettorale di contenuti, all’insegna del garbo.

Il nodo della lista civica

E la squadra? Anche su questo Bernardo riconosce il ruolo dei partiti, ai quali si riferisce anche per la possibilità di mettere in campo una lista civica. «Tra i nomi circolati – chiarisce comunque – posso dire che Annarosa Racca (presidente dei farmacisti lombardi, ndr ) è una persona che stimo molto». Feltri? «Ci conosciamo dal 2008, quando mi chiese di collaborare con Libero sui temi della medicina legati al sociale. Lo stimo molto, intelligente, brillante». L’elettorato a cui rivolgersi? «La nostra sfida sarà portare dalla nostra parte quelli che ora stanno a sinistra».

I leader? «Averli al mio fianco sarebbe un grande regalo»

Dunque, nessun timore di una eccessiva ingerenza dei leader del centrodestra, che anzi spera di avere al suo fianco. «La mia candidatura nasce dalla società civile, non è nata in seno ai partiti ma sono state le persone a chiedermi se volessi farlo. E trovo molto bello che intorno a questa proposta civica si sia unito tutto il centrodestra», spiega, chiarendo di aver conosciuto Meloni, Salvini e Berlusconi proprio in questa occasione e di aver «avuto modo in queste ore di apprezzarne lo spessore politico e la visione del futuro». «Se fossero al mio fianco in campagna elettorale – conclude – per me sarebbe un grande regalo».

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