M5S, retromarcia dei “contiani”: perde quota il partito di Giuseppi. Il piano B di Grillo

lunedì 5 Luglio 17:45 - di Adriana De Conto
Conte scissione m5S

M5S, riflettori puntati sul ‘comitato dei 7’ mentre calano le quotazioni di un possibile partito di Conte. Scissione fa infatti rima con mancata rielezione. Nelle chat dei parlamentari pentastellati, apprende l’Adnkronos, rimbalzano le previsioni del sondaggista Nicola Piepoli. Che in un’intervista a ‘Libero’ ha profetizzato come in caso di divorzio definitivo, né il M5S di Beppe Grillo né un eventuale partito di Giuseppe Conte supererebbe l’8%. Uno scenario nefasto. Aggravato peraltro dalla riforma del taglio dei parlamentari, che di fatto ridurrebbe al lumicino le speranze di un ritorno a Montecitorio e Palazzo Madama per molti eletti grillini.

M5S, il terrore nelle chat: “Follia, non rivederemo più il Parlamento”

Non è passata inosservata neanche l’analisi di Ilvo Diamanti per ‘La Repubblica’: “La storia degli ultimi anni insegna che le leadership si affermano ma anche che si consumano in fretta. A Grillo e all’ex premier conviene l’intesa”, scrive il politologo; mettendo in guardia Conte dai rischi che deriverebbero da una possibile discesa in campo con un partito personale, alla luce del consenso “volatile” dell’elettorato italiano. Su tutto grava il timore di fare la fine di Monti, che con Scelta Civica non fu in grado di capitalizzare il consenso. Per tutte queste ragioni anche i ‘contiani’ più battaglieri sarebbero scesi a più miti consigli. E  ripongono nel cassetto (almeno per ora) l’idea di separarsi dal Movimento 5 Stelle per seguire l’ex presidente del Consiglio in una nuova avventura politica. La farsa va avanti e del resto molti opinionisti hanno pronosticato che la guerra finirà a tarallucci e vino. Acuendo una figuraccia che è sotto gli occhi di tutti.

Parlamentari m5S: “Quella di Conte è una provocazione”

Meno male che non ci hanno trascinato in una rottura definitiva. Sarebbe stato un colpo di testa fatale”, è la confidenza di una parlamentare grillina al Giornale.  Altri parlamentari storici del M5S sotto anonimato hanno ragionato così con il Giornale: “Vorrei proprio vedere, davanti a numeri che danno un suo fantomatico nuovo partito all’8%, quanti lo seguirebbero”. Ancora: “Un conto è quello che si dice, un altro quello che si fa. Il Movimento è il Movimento, con i suoi difetti ma anche con la sua storia e i suoi punti fermi. Il partito di Giuseppe Conte è un’idea che si sta rivelando per quello che è: una provocazione da agitare durante un dissidio”. Un altro pentasellato storico, che ci chiede di mantenere l’anonimato, chiosa: “L’unico risultato di un’operazione simile sarebbe rimanere tutti a casa. Nessuno di noi metterebbe più piede in Parlamento”.

Così Conte lavorava per scippare il M5S a Grillo

Pensare che fino a venerdì scorso, spiegano fonti pentastellate, Conte sarebbe stato impegnato in una intensa attività di scouting. L’avvocato pugliese, raccontano, nella fase in cui il rapporto con Grillo sembrava irrimediabilmente compromesso, avrebbe chiamato diversi esponenti del M5S. Ha  provato a convincerli della bontà del suo progetto, sempre più lontano dal Movimento a trazione Grillo: venite con me, facciamo una cosa nuova: il Movimento ormai è una ‘bad company’, c’è spazio per organizzare qualcosa insieme: era il leitmotiv dell’ex premier. La scelta del garante di nominare il ‘comitato dei sette’ con l’obiettivo di cercare una mediazione con Conte ha però sparigliato le carte in tavola. E ha stoppato i piani degli scissionisti. Ora i riflettori sono puntati su questo direttorio provvisorio. Che potrebbe prendersi ancora qualche giorno per trovare un punto di caduta che non scontenti troppo Grillo e Conte. Non è escluso che nelle conclusioni del comitato sia previsto un passaggio sull’annosa questione del vincolo dei due mandati.

Il piano B di Grillo

Dall’esito del lavoro del comitato  dipenderanno le sorti del Movimento e soprattutto l’unità della creatura fondata da Grillo e Gianroberto Casaleggio. Ma qualora la mediazione dovesse fallire, il comico genovese – come raccontato dal ‘Corriere della Sera‘ – avrebbe già pronto un piano di riserva: una sorta di triumvirato composto da Di Maio, Fico e Virginia Raggi. Il ministro degli Esteri e il presidente della Camera, si ragiona in ambienti parlamentari pentastellati, “hanno consolidato il loro peso all’interno del Movimento, in questa fase”. Senza di loro, è opinione diffusa, “il M5S non va da nessuna parte”.

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