Italia in ginocchio, Bruno Guerri: «Solo un rito politicamente corretto. Non mi piace. E non sono razzista»

sabato 3 Luglio 18:44 - di Elsa Corsini

La performance azzurra contro i diavoli rossi del Belgio non basta a seppellire la polemica, stucchevole e tutta italiana, sull’inginocchiamento della Nazionale. Obbligatorio? Facoltativo? Inutile?

Inginocchiarsi, Bruno Guerri: ridicolo

Continua a tenere banco la conta dei buoni e dei cattivi, di chi si inginocchia e chi no. Come se restare in piedi  equivalesse a una patente di razzismo e xenofobia. Ieri la Nazionale si è mossa compatta, come anticipato da Chiellini, per solidarietà verso gli avversari che combattono la battaglia del Black Live Matters. E Lukaku ha ringraziato sollevando il pollice. Polemica archiviata? Si spera.

“Ci stiamo abituando a subire, fingendo di essere protagonisti, il comportamento altrui”. Giudizio tranchant quello di Giordano Bruno Guerri, contrario ai rituali, in particolare “se sono orientati al pensiero unico e al politicamente corretto“.

“Non c’è bisogno di gesti così plateali”

Allo storico il gesto dei calciatori di Mancini non funziona. “Certo che siamo contro il razzismo, ci mancherebbe altro. Ma non c’è bisogno proprio per questo di fare gesti così scenografici. Che fanno montare polemiche tra chi è pro e chi è contro, per cui se uno non si inginocchia è razzista. Sono cose veramente senza senso”, prosegue Bruno Guerri. Che non è nuovo a prese di posizione fuori dal coro.

“È un gesto che non mi piace e io non sono razzista, affatto. Anzi, io sono per il mescolamento delle razze”. Il gesto di inginocchiarsi – prosegue – rappresenta “,a perdita dell’identità, la perdita del ragionamento. Ci ricordiamo quando l’anno scorso tutti uscivano sul balcone a cantare? Era un gesto indotto, non era un gesto spontaneo. È stato poi preso da tutti e si è svuotato di significato. Ecco si svuota di significato quello che si vuole dire”.

Juri Chechi: io non lo avrei fatto

Dagli intellettuali passando agli sportivi il giudizio non cambia. “Sono fermamente convinto che i diritti devono essere uguali per tutti e che il ‘Black Lives Matter’ sia una causa sacrosanta. Ma personalmente non lo avrei fatto”. La pensa così Juri Chechi, medaglia olimpica ad Atlanta 1996. “Ognuno ha la sua sensibilità, io per il mio modo di essere sono assolutamente multietnico, tutti devono avere uguali diritti. Totale tolleranza dunque, però non credo a questo modo di imporre le cose in maniera strumentale”.

Sgarbi: ci si inginocchia in Chiesa

Vittorio Sgarbi non è da meno. “Ci si inginocchia in Chiesa. Ma questa sta diventando una moda e quindi perde la sua dignità”, dice il critico d’arte. “Una volta ci si inginocchia perché è morto un automobilista, un’altra volta perché è stata violentata una bambina. Il rituale dell’inginocchiarsi però è proprio della Chiesa. Nel senso che ci si inginocchia solo davanti a Dio perché si riconosce la sua superiorità”.

È diventata una moda, se non lo fai sei fuori

In un contesto diverso, aggiunge Sgarbi, è addirittura un “segnale ambiguo”. Una sottomissione, non si capisce perché inginocchiarsi e di fronte a chi. Se uno vuole inginocchiarsi lo faccia, ma se lo fanno tutti diventa una moda. E una specie di preoccupazione perché poi ti rimproverano per non averlo fatto”. Poi una battuta finale. “Ieri abbiamo vinto in piedi e quindi la nostra è una vittoria discutibile…”. Oppure siamo tutti razzisti?

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *