Ilaria Cucchi non vede l’ora di tornare sotto i riflettori: sì, aiuterò la sorella di Youns ad avere giustizia

giovedì 29 Luglio 10:45 - di Adele Sirocchi
Ilaria Cucchi

Ilaria Cucchi, dopo anni di battaglie per ottenere giustizia per il fratello Stefano, non vede l’ora di riprendersi la scena. E risponde all’appello lanciato da un’altra sorella, Bahija El Boussettaoui, che vuole la verità sulla morte del fratello marocchino a Voghera per mano di Massimo Adriatici, ex assessore ed ex poliziotto. Era stata la sorella di Youns a chiamare in causa Ilaria Cucchi, identificandosi nel suo caso e chiedendo aiuto per le indagini sulla morte di suo fratello.

Il punto è però che, mentre per Stefano Cucchi da subito si sospettarono depistaggi e insabbiamenti e un trattamento fuori dalle regole in carcere, nel caso di El Boussettaoui le indagini sono appena iniziate. E’ un po’ presto per gridare all’ingiustizia o peggio per invocare battaglie di civiltà come fa Ilaria Cucchi. L’unico sospetto che viene in mente è quello allora di una eccessiva voglia di protagonismo, che trova sempre soddisfazione quando si cavalca l’onda anti-leghista.

 Ilaria Cucchi: mi sono identificata con la sorella di Youns

“Sono estremamente vicina alla sorella della vittima – risponde oggi Ilaria Cucchi in un’intervista a Repubblica – e mi piacerebbe dirle che leggendo questo appello e questa voglia di non piegarsi, il pensiero è tornato a me stessa, a 12 anni fa, quando ero sola, quando mi trovavo a sostenere una guerra nell’immaginario di tutti, prima ancora che nelle aule di tribunale. Penso a me quando mi trovavo a dire che mio fratello Stefano non era un santo né un eroe, ma che non doveva morire”.

Ilaria Cucchi: stanno cercando di infangare la vittima

“Questa vicenda mi ha particolarmente toccata, anche per le modalità in cui si è svolta – aggiunge – Fin da subito ho cercato di capire ma si fa davvero fatica ad immaginare che si possa uccidere una persona così. Sentiremo dire le più svariate cose sulla vittima, me le aspetto. L’operazione per infangarlo è già iniziata, ma mi piacerebbe ricordare a tutti che a prescindere da chi fosse, da quali fossero le sue scelte di vita, nessuno può annientare i diritti di un altro essere umano”.

Questa è “una battaglia di civiltà”

“È una cosa in cui credo fermamente e non lo dico solo per la mia vicenda personale, per mio fratello. Lo dico perché è una battaglia di civiltà, perché i diritti sono qualcosa su cui non si può scendere a compromessi. Soprattutto sui diritti degli ultimi perché sono i più indifesi. Io mi auguro che la magistratura non faccia sconti a nessuno”.

“Voglio conoscere questa ragazza, incontrarla al più presto e dirle che sono a sua disposizione. Perché questo è quello che ho scelto di fare dopo la morte di mio fratello” conclude Cucchi.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sostienici

In evidenza

News dalla politica