Il Covid rialza la testa: indice Rt in risalita a 0,66. La ricercatrice Colizza: ecco cosa accadrà in autunno

venerdì 9 Luglio 10:24 - di Prisca Righetti
indice Rt Covid

Il virus sta rialzando la testa. Oltre all’incremento dei nuovi casi registrati nell’ultima settimana, ce lo dice anche l’ultimo monitoraggio Covid di Iss e Ministero della Salute, che l’Adnkronos Salute apprende dalla riunione della cabina di regia. Un report che segna un’inversione di tendenza. L’indice Rt è infatti in risalita a 0,66 rispetto allo 0,63 della scorsa settimana. Non solo. In aumento anche l’incidenza settimanale dei contagi che tocca gli 11 casi per 100.000 abitanti rispetto ai 9 della settimana precedente.

Covid, indice Rt in risalita a 0,66

Dunque, i dati di diffusione e contagi del virus stigmatizzano un’inversione di tendenza registrata dal dato dell’indice Rt in risalita dall’ultima settimana monitorata. E allora, direbbe qualcuno, la domanda sorge spontanea: come sarà il nostro autunno? E a rispondere all’ambizioso quesito è Vittoria Colizza, ricercatrice che lavora a Parigi dove dirige il laboratorio di epidemie in ambienti complesse all‘Inserm, l’Istituto nazionale di ricerca medica. La quale, in un’intervista a Repubblica spiega: «La risposta la stiamo scrivendo oggi».

Covid, indice Rt, variante Delta, vaccini, giovani e over 60

Perché «la variante Delta sarà predominante. I giovani resteranno una sacca suscettibile al contagio e un motore della circolazione virale. Se e quanto le persone fragili saranno colpite da una quarta ondata di cui già si vedono le avvisaglie, dipenderà dalla loro scelta di vaccinarsi. E di farlo oggi, non alla fine dell’estate».

Covid e indice Rt: quanto contribuiscono i non vaccinati ai contagi

Non solo. La dottoressa Colizza, che ha appena pubblicato un modello su cosa accadrà alla fine della tregua estiva, argomenta anche le sue teorie. A partire dalle premesse, secondo cui: gli individui non vaccinati contribuiscono ai contagi 12 volte di più rispetto ai vaccinati. E gli over 60 non vaccinati rappresentano il 3% della popolazione generale, ma il 36% dei ricoveri. Dunque, la conclusione è che gli ospedali torneranno in sofferenza. Quindici ci aspettano altre chiusure?

La Delta sarà dominante in vari Paesi europei: contemporaneamente

«Non so quali restrizioni ci aspettano. I modelli – risponde la Colizza e riferisce l’Adnkronos – ci dicono che il numero di over 60 non vaccinati è ancora alto. E difficilmente con i vaccini riusciremo entro settembre a limitare la circolazione fra i giovani. Le due categorie entreranno in contatto, è inevitabile. Gli ospedali rischieranno di ritrovarsi di nuovo sotto pressione. Già vediamo molti Paesi fare passi indietro su mascherine o viaggi». E allora: i vostri dati valgono per la Francia o per l’Italia? Chiede l’intervistatore all’esperta. E la riposta è netta: «Abbiamo elaborato un modello per la Francia. Ma la copertura vaccinale è molto simile e la Delta diventerà dominante nei vari Paesi europei più o meno contemporaneamente».

Le vaccinazioni procedono spedite

Le vaccinazioni procedono spedite. Perché siete preoccupati? «La Francia sta raggiungendo un plateau. Qui l’esitazione è forte e le persone che si presentano per la prima dose sono in calo dai primi di giugno – avverte Colizza –. Un fenomeno visto anche in Israele e Stati Uniti, dove sono stati introdotti degli incentivi». Prendiamo la Gran Bretagna come modello di quel che accadrà da noi. Ma è un paragone valido? «In effetti sono un po’ un caso a parte – chiarisce –. Hanno una copertura vaccinale più alta, ma anche differente. In maggior parte con AstraZeneca. Vedere lo scostamento tra i contagi che aumentano rapidamente e i ricoveri che aumentano più lentamente è un segnale dell’efficacia dei vaccini. Vuol dire che l’impatto della pandemia sul sistema sanitario si sta riducendo».

Il punto interrogativo del ritorno a scuola

Parlare di autunno vuol dire parlare di scuole. Che accadrà? «Avremo una quota piccola di adolescenti vaccinati. Per tenere sotto controllo i focolai serviranno screening con test periodici – rimarca la ricercatrice –. Secondo i nostri studi, questa è la misura più efficace per bloccare in tempo le trasmissioni e ridurre i giorni di lezione persi. Non si tratta solo di un problema educativo, ma anche di salute mentale. Questi mesi di isolamento sono stati deleteri per la psiche di ragazzi e bambini. In Europa poi i vari paesi hanno agito in modo molto eterogeneo. Alcune nazioni l’anno scorso hanno chiuso le scuole per 10 settimane, altre per 40»…

Il dibattito sull’obbligo vaccinale

L’obbligo di vaccinazione nelle scuole è una soluzione? «Se ne discute anche in Francia, dove non c’è l’obbligo neanche per gli operatori sanitari. Un nocciolo duro di persone resterà sempre contrario ai vaccini, ma i sondaggi ci indicano che introdurre l’obbligo convincerebbe molti indecisi. Gli darebbe la percezione che si tratta di un gesto veramente importante e necessario», conclude.

 

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