Dalla gogna mediatica all’archiviazione: Lara Comi non ricevette finanziamenti illeciti

sabato 10 Luglio 8:50 - di Gigliola Bardi
lara comi

Cade completamente il primo capo d’accusa nei confronti di Lara Comi, nel 2019 travolta da uno scandalo giudiziario che le costò la carriera e un certo periodo ai domiciliari. Il gip di Milano ha disposto l’archiviazione dell’accusa di finanziamento illecito, costruita sulle parcelle di una consulenza che l’ex europarlamentare azzurra svolse per un imprenditore. Comi resta ancora sotto inchiesta per corruzione e truffa al Parlamento europeo, una sorta di rimborsopoli in salsa Ue. Il proscioglimento dall’accusa di finanziamento illecito, però, rappresenta un passaggio importante, anche alla luce del ruolo che ebbe nel meccanismo di criminalizzazione dell’indagata (quindi presunta innocente), al primo accenno di un’inchiesta che, come troppo spesso succede, arrivò in piena campagna elettorale.

Un’inchiesta arrivata in piena campagna elettorale

L’indagine “Mensa dei poveri” divenne pubblica il 7 maggio, quando scattarono 43 misure cautelari. Il 26 maggio si votava. «Lara Comi è giovane, ma ha non comune esperienza con schemi criminosi», scrisse dell’allora 36enne Comi un gip, offrendo ottima materia per «titoli cubitali», come ricorda oggi Libero. Con queste premesse, Comi, che fu comunque eletta, si ritrovò dunque costretta a rinunciare al seggio, dimettendosi. «Lara è innocente», ha ribadito il suo avvocato Giampiero Biancolella, esultando il giusto per questo primo successo. «Il potere di filtro dei gup, per l’evoluzione della giurisdizione, si è ridotto al minimo. Di certo combatteremo fino in fondo», ha chiarito.

Lara Comi vince il primo round: via il finanziamento illecito

Il reato di finanziamento illecito, ora archiviato, si basava sulla consulenza di una società di cui Lara Comi era socia all’imprenditore e presidente di Confindustria Marco Bonometti. Comi fatturò quel lavoro per 31mila euro: secondo i pm si trattava di una sovvenzione occulta alla campagna elettorale; dopo due anni di gogna e una carriera politica distrutta, invece, il gip dice che quella consulenza era regolare. Nell’ambito di un procedimento monstre, che coinvolge oltre 100 persone, per Comi restano altre due accuse pesanti: la corruzione, che consisterebbe in una mazzetta da 10mila euro, e la truffa al Parlamento europeo, che ruota intorno ai fondi per i collaboratori. La difesa è fiduciosa che Comi possa uscire anche da queste due contestazioni. «Lara – ripete il suo avvocato – è innocente».

 

 

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