Bufera sul principe William: lascia lo stadio alla chetichella, non saluta Mattarella, non premia gli azzurri

lunedì 12 Luglio 18:53 - di Giulia Melodia
Principe William

Non passa inosservato lo sgarbo istituzionale del principe William che snobba il presidente Mattarella e la nazionale azzurra e abbandona gli spalti dello stadio Wembley alla chetichella, svicolando da doveri di accoglienza e di premiazione. In un Paese in cui la regina in persona consegna la coppa del torneo inglese, ieri il nipote allo stadio con moglie e primogenito, sparisce da palco e telecamere e si dilegua prima di tributare onori e medaglie alla nazionale italiana: la squadra vincente. Ma la rete non perdona: e in molti, tra meme e invocazioni (William ridacci la coppa), sottolineano lo sgarbo all’Italia.

Sgarbo all’Italia del principe William

Uno “sfregio diplomatico” che i tifosi sul web evidenziano da subito. Ma che colpisce doppiamente quando, dai profili social del principe William – presidente d’onore della Federcalcio inglese (Fa) – fa la sua comparsa il commento regale sulla sconfitta della sua nazionale. «Cuore a pezzi», ha scritto sui social il reale britannico. Poi uno sbrigativo e tardivo: «Congratulazioni Azzurri per la grande vittoria». E in chiusura, un lungo pensiero devozionale per la nazionale inglese, sconfitta in casa. «Siete arrivati tutti così lontano, ma purtroppo questa volta non è stata la nostra giornata. Potete tenere la testa alta ed essere orgogliosi di voi stessi. So che c’è altro in arrivo».

Si dilegua da Wembley prima della premiazione

Nel frattempo, però, in arrivo per gli azzurri e i tifosi italiani, all’indifferenza forzata dei duchi di Cambridge presenti in tribuna, si aggiunge l’espressione corrucciata prima. Indispettita poi, del loro primogenito George. Il piccolo erede reale, alla prova dei rigori cambia completamente espressione. E all’improvviso, accenna quasi a una linguaccia. Poi, il suo volto di bambino rattristato dopo il tiro dal dischetto decisivo, diventa il simbolo della delusione di un intero Paese. Una delusione mal celata: che il papà William dimostrerà di gestire meno bene, e con meno giustificazioni al suo attivo, del figlio.

Ma interviene sui social e a più riprese per difendere i calciatori inglesi

E così, mentre sul web piovono commenti di rabbia e insulti acrimoniosi indirizzati ai calciatori inglesi.  (Specie quelli che hanno fallito il tiro dal dischetto). William torna pure a intervenire. E sanzionando posta: «Sono nauseato dagli abusi razzisti diretti conto giocatori dell’Inghilterra dopo la partita di ieri», ha scritto il Principe William in un tweet. «È totalmente inaccettabile che i giocatori debbano sostenere questo comportamento ripugnante». Peccato che tanta attenzione istituzionale, rispetto e riguardo politicamente corretto, il principe William si ricordi di riservarli solo ai suoi...

Il lungo preludio alla fuga di William dallo stadio

Del resto, se il buongiorno si vede dal mattino: già l’ostinata volontà di confermare la sede di Londra per semifinali e finale, a dispetto dei rischi di diffusione del Covid, aveva suscitato perplessità e critiche. Non solo per futili motivazioni di tifo, anche da parte di personalità della politica europea come i capi di governo Merkel e Draghi. Poi c’erano stati i sospetti su favori arbitrali, finalizzati, si diceva, a pilotare la rappresentativa britannica fino alla finale e… oltre. La macchia indelebile però doveva venire dal comportamento dei reali presenti in tribuna d’onore…

Quel mancato saluto al presidente Mattarella

Perché, anche prescindendo da regole e consuetudini (ci ricordiamo gli abbracci fra il re Juan Carlos e il Presidente Pertini quando la nazionale italiana vinse i mondiali di calcio in Spagna?), è apparsa decisamente come una fuga quella del principe William e famiglia a fine partita: senza salutare il Presidente ospite. Senza congratularsi con i vincitori. E tralasciamo il gesto antisportivo di tutti i componenti della rappresentativa britannica, che si sono sfilata dal collo la medaglia d’argento appena ricevuta.

Dio salvi la regina. E non solo…

Evitiamo per una volta di commentare l’ipocrisia dell’inginocchiamento “contro il razzismo”, grottesco preludio agli insulti contro i giocatori di colore, rei di avere sbagliato i rigori decisivi. Sorvoliamo  pure sui fischi al nostro inno nazionale e sulle aggressioni ai nostri connazionali all’esterno dello stadio. Se malgrado la Brexit, della Gran Bretagna c’è bisogno, speriamo che Dio salvi non solo la Regina, ma tutto il suo popolo…

 

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