Zangrillo, in ospedale pazienti con altre patologie: ecco perché dico che oggi “il virus è in letargo”

mercoledì 9 Giugno 8:55 - di Redazione
Zangrillo

All’incirca un anno fa il professor Zangrillo disse che il virus era clinicamente morto. Oggi torna sull’argomento e conferma le sue affermazioni, specificando di non rinnegare nulla ma, al tempo stesso, chiarendo che la «traduzione che venne fatta di quella frase fu volutamente maliziosa». E così, aggiustando il tiro, il primario di Rianimazione dell’ospedale San Raffaele di Milano, dichiara: «Oggi il virus è in letargo». E a conferma di quanto sostenuto, il professore ha poi sottolineato che nel pronto soccorso del suo ospedale, ieri, c’era il pieno di pazienti con altre malattie.

Zangrillo: «Covid? Il virus oggi è in letargo»

«Questa mattina il Pronto soccorso del mio ospedale era pieno di pazienti con altre malattie, non esistono fortunatamente pazienti con insufficienza respiratoria da Sars-CoV-2. Questo per me vuol dire che il virus è clinicamente… in letargo. Vogliamo dirla così? Può darsi che si risvegli? Speriamo di no». Così Alberto Zangrillo, direttore dell’Unità operativa di anestesia e rianimazione generale del San Raffaele di Milano, ai microfoni di Un giorno da pecora su Rai Radio 1, torna sulla sua affermazione di un anno fa quando disse che il virus era «clinicamente morto». Una errata corrige, o meglio, una specificazione ulteriore, che l’esperto affida ai microfoni radiofonici nel corso di un intervento che, tra serio e faceto, consente a Zangrillo di levarsi più di qualche sassolino dalla scarpa.

La dittatura del “politically correct” tra cassandre e indovini

Cominciando dal dire, per esempio, che: «Il virus esiste, come esistono centinaia di virus. Adesso stiamo cercando questo, quindi troviamo questo. Però se ne cercassimo altri ne troveremmo altri. E quello che è certo – aggiunge – è che dobbiamo affrontarlo con attenzione. Evitando di fare le cassandre, ma anche di fare degli indovini». Secondo il medico milanese, infatti, «viviamo nel continuo e perenne pregiudizio. La verità assoluta non esiste. La verità è verità in quanto tale perché la dice qualcuno che appartiene al politically correct. Noi – spiega con un esempio – ricordiamo quando Trump disse che forse c’era poca trasparenza da parte dei cinesi: fu preso come un cialtrone. Un buffone. E attaccato soprattutto dai media locali e poi, ovviamente, da tutti gli altri. Adesso, a un anno di distanza, le stesse cose le dice Biden e quindi ora è giusto indagare. In Italia è la stessa cosa – rimarca Zangrillo –. Quindi il politically correct è alla fine quello che guida: la verità è in relazione a chi dice quella cosa».

Zangrillo, a cena con Galli e Crisanti? «Queste cose le riservo agli amici»

E non è finita. Sassolini nella scarpa, si diceva prima. Come non ritornare, allora, col pensiero, agli scontri tra virologi che hanno contrassegnato, a loro modo, questo anno e mezzo di epidemia? E così, stuzzicando il loro interlocutore sul tema, i due conduttori di Un giorno da pecora la buttano lì, provocatoriamente: «Come gesto di pace, andrebbe a cena con Galli o con Crisanti? La risposta è tranchant a dir poco: «Queste cose le riservo agli amici. Quindi con gli amici che non ho potuto frequentare e sicuramente non con persone che mi è capitato di incrociare, ma che non avrei mai frequentato nella mia vita per altri motivi». Chiaro no?

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