Riaprire? “Costerà migliaia di morti e contagi”: ma i virologi, profeti di sventura, sbagliano ancora

martedì 18 Maggio 16:13 - di Lara Rastellino
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Riaprire? Costerà migliaia di morti e contagi in risalita: ecco i virologi, profeti di sventura, che hanno fatto flop. Sul rischio delle riaperture i profeti di sventura hanno fatto flop. Eppure, almeno dal 18 aprile, e con impennate registrate al varo del decreto del 26 aprile, virologi, testate, addetti ai lavori e opinionisti tv hanno vestito le scomode vesti di Cassandra, di cui oggi sono costretti a spogliarsi visti, fortunatamente, i positivi riscontri numerici sull’andamento della pandemia. Eppure nell’ultimo mese e mezzo non si contano le voci dissidenti che, rilanciando allarme sanitario e necessità di altro, estremo rigore istituzionale, hanno paventato scenari lugubri e catastrofici. E La Verità, in una intera pagina dedicata a quelli che ribattezza «i gufi del Covid che hanno rifatto cilecca», li elenca. Nomi, ruoli e citazioni apocalittiche compresi. E allora vediamo chi sono e cosa hanno detto gli apocalittici del Covid, da Crisanti a Galli, da Pregliasco a Il Fatto Quotidiano. Eccoli.

Le riaperture porteranno morti e contagi: i virologi profeti di sventura hanno sbagliato ancora

«Fondazione Kessler: con le riaperture del 26 aprile, avremo tra 300 e 1.300 morti al giorno. Andrea Crisanti: le vittime saranno 500-600 al giorno, spireranno «in condizioni di asfissia, una morte orribile». Massimo Galli: «Rischio calcolato? Calcolato male». Fabrizio Pregliasco: «Ci sarà un prezzo da pagare di cui tenere conto, un rigurgito in salita del numero dei casi». Il Fatto Quotidiano: «Come l’Italia ha già fatto Madrid: ora è quarta ondata». «Ora» era il 18 aprile. Oggi, l’incidenza a sette giorni nella capitale spagnola è scesa del 39%, quella a 14 giorni è crollata del 55%». Un triste elenco, quello delle drammatiche profezie, lanciate come anatemi all’epoca del precedente decreto sulle riaperture. Giorni in cui c’è stato addirittura chi, sui social, è arrivato a definire il premier Draghi, «il nostro Bolsonaro». Giorni che hanno innescato un timer ideale che, guarda caso, alla sua scadenza si è rivelato inattendibile. Insomma, la strage preconizzata, per fortuna, non c’è stata. Anzi, la curva dei contagi e dei decessi continua a decrescere. Così come tendono ad abbassarsi i valori dei ricoveri, sia nei reparti ordinari, che in quelli destinati alla rianimazione.

Morti e contagi in risalita: i virologi delineano previsioni funeste già prima del 26 aprile

Eppure, fino a poco fa, sull’onda della minaccia di sparire dalla tv e di privare utenti e telespettatori delle sue argomentazioni, il professor Galli borbottava contro l’allentamento delle misure restrittive, propedeutiche a prossime riaperture. Dimostrando infondatezza e, forse, un pizzico di esagerazione, delle sue discettazioni sul tema. Smentite, quelle del professore del Sacco di Milano, come quelle del coordinatore del Cts e presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, che inorridì – giustamente per carità – alle immagini dei festeggiamenti milanesi per lo scudetto dell’Inter, ma che poi, alla fine dei conti, non hanno fatto i danni preconizzati dagli esperti. Nonostante proprio Locatelli avesse commentato lo scempio di piazza Duomo, asserendo: «Non possiamo permetterci queste immagini. Cantare per lungo tempo diventa un elemento di rischio»…

Da Galli a Crisanti: ecco le Cassandre che hanno fatto flop

E che dire dell’ecatombe profetizzata dal professor Crisanti? Il direttore di Microbiologia e virologia dell’università di Padova, già il 23 aprile era molto chiaro sulle riaperture. E dialogando con l’Adnkronos, sosteneva: «Aumenteranno i morti, possono arrivare anche a 500- 600 al giorno». Assicurando che, dal successivo lunedì, non sarebbe «più andato al ristorante». E concludendo che: «Le zone gialle certamente torneranno arancioni o rosse. Basta guardare la Sardegna che da bianca è diventata rossa. E non facciamoci illusioni sull’aiuto del clima: il Brasile ha una temperatura media di 26 gradi. E l’anno scorso Israele è andato in lockdown a metà agosto, quindi…».

Virologi e esperti contrari alle riaperture: e giù a paventare disastri, morti e impennata di contagi

Quindi melius abundare quam deficere. E via col sostegno all’ala rigorista di Speranza, cauto fino al paradosso sull’allentamento delle restrizioni. Del resto, come evidenza l’ampio ed esaustivo servizio de La Verità, «Roberto Ieraci, referente scientifico per le strategie vaccinali della Regione Lazio, pontificava: “La zona gialla non vuol dire liberi tutti”. Pier Luigi Lopalco, assessore alla Sanità di Michele Emiliano, paventava “focolai intra-familiari”. Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive, era pronto all’ecatombe: “Errore gravissimo che certamente costerà qualche vita umana”. Il primario all’ospedale di Pisa, Francesco Menichetti, ironizzava sul doppio significato, sportivo e medico, della parola «tifo». E puntava il dito sul mortifero decreto 26 aprile: «È stato ritenuto un D day».

E invece: «I numeri si avvicinano dappertutto alla frontiera della zona bianca»

Su tutti, poi, aleggiava lo spettro della punizione biblica e della mortificazione sociale. Con il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, «È il messaggio che disturba dal punto di vista sociale». Che tradotto significherebbe: ma te la senti proprio di uscire? E come osi divertirti e passeggiare all’aria aperta? Tutti messaggi funesti, insomma, quelli arrivati dalle autorità scientifiche e sondaggistiche, smentiti ieri dall’immunologo Mauro Minelli. Il quale, dal fronte della Fondazione italiana di medicina personalizzata, ha ammesso che i «numeri si avvicinano dappertutto alla frontiera della zona bianca». E che, a due settimane dalla vergognosa ammucchiata selvaggia di piazza Duomo, persino «Milano registra un andamento in discesa, perfettamente in linea con il dato di altre Regioni». Insomma, il virus arretra ovunque e la campagna vaccinale avanza. Se ne facciano una ragione le Cassandre della virologia: forse i loro calcoli, per una volta almeno, erano sbagliati.

 

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