Zangrillo: «Il virus morde, ma non è una catastrofe. Resto contrario al metodo della paura»

martedì 20 Ottobre 10:04 - di Roberto Mariotti
Zangrillo

«Siamo in tempo per un’azione tempestiva. Non è una catastrofe. Dobbiamo mantenere lucidità d’azione». Così Alberto Zangrillo, primario di Anestesia e Rianimazione al San Raffaele, in un’intervista al Corriere della Sera. «Io, però, sono contrario al metodo della paura: ossia a spaventare i cittadini affinché reagiscano come voglio io», sottolinea.

Zangrillo: «Bisogna innanzitutto dire la verità»

«Io sono per dire la verità. A maggio il virus era in ritirata, oggi è tornato a mordere»,  spiega. Questo è accaduto «probabilmente anche per comportamenti negligenti. Ma solo di pochi. La maggior parte della popolazione è coscienziosa, giovani compresi. Lo ripeto: con il virus dobbiamo imparare a convivere».

«Meccanismo di protezione per i nonni»

«Mi auguro innanzitutto che nei più giovani scatti un meccanismo di protezione nei confronti di genitori e nonni. Dobbiamo proteggere loro, i fragili», continua Zangrillo. «Persone magari con il diabete o cardiopatie, normalmente sotto controllo. Ma che se si infettano possono aggravarsi».

«La maggior parte della gente sta capendo»

«Sono certo che con comportamenti corretti dal punto di vista qualitativo, riusciremo a risolvere anche i problemi quantitativi. E la maggior parte della popolazione lo sta capendo. Senza una presa di responsabilità dei singoli non ne possiamo uscire». È fondamentale «la diagnosi tempestiva che solo i medici di famiglia possono mettere in atto».

«Siamo in una fase decisiva»

«Il segreto è prendersi la responsabilità di inviare in ospedale solo chi ne ha bisogno. Oggi siamo in una fase decisiva. Ci vuole senso civico da parte di tutti. Ciascuno deve prendersi le proprie responsabilità. Altrimenti il problema diventa di proporzioni importanti», conclude.

Zangrillo sul black out degli ospedali

Nei giorni scorosi Zangrillo aveva postato anche un’immagine in cui si spiegava la corretta procedura per evitare il black out degli ospedali. «Sì alla corretta informazione e “no” al sensazionalismo mediatico. Perché solo il primo produce un flusso ordinato al pronto soccorso e una gestione ottimale dell’assistenza clinica».

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