Zangrillo: «Il virus è in letargo. Affrontiamolo con intelligenza, basta con le Cassandre e gli indovini»

martedì 8 Giugno 17:47 - di Mia Fenice
Zangrillo

Il virus è “in letargo”. Il professor Alberto Zangrillo, direttore della Terapia intensiva del San Raffaele, risponde così al pressing di Un giorno da pecora. Un anno fa, il 31 maggio 2020, Zangrillo sulla base della propria esperienza affermò che «il virus, dal punto di vista clinico, non esiste più». «La traduzione era volutamente di parte e maliziosa, non rinnego nulla», dice oggi Zangrillo. «Il virus esiste, come esistono altri centinaia di virus. Stiamo cercando questo e troviamo questo, se ne cercassimo altri ne troveremmo altri. Dobbiamo affrontare il virus con intelligenza, evitando di fare le Cassandre e gli indovini», aggiunge. «Io di “cassate” ne ho dette poche, quando ho avuto il dubbio mi sono fermato. La “cassata” più grande è stata creare personaggi veri e propri che si sono autolimentati, sono entrati in competizione, hanno disorientato e hanno passato molto tempo sui media creando disagio», afferma.

Zangrillo: «Il virus è clinicamente in letargo»

Il virus, ora, esiste? «Se riteniamo che ci possa essere un’equivalenza tra “clinicamente non esiste più” e gli accessi in pronto soccorso, vi dico che fino a poco fa il pronto soccorso del mio ospedale era pieno di pazienti» ma «non pazienti con insufficienza respiratoria da Sars-Cov-2. Questo per me vuol dire che il virus è clinicamente… in letargo… Vogliamo dirla così? Può darsi che si risvegli? Speriamo di no…». «Io non ho mai giocato a fare il Frate Indovino: è importante che se si risveglia venga affrontato in modo intelligente, bisogna affidarsi alla figura del medico di famiglia, centrale nel sistema sanitario, che va riqualificata dal punto di vista professionale e poi economico», aggiunge.

Zangrillo: «La verità assoluta non esiste»

Secondo il medico, «viviamo nel continuo e perenne pregiudizio. La verità assoluta non esiste. La verità è verità in quanto tale perché la dice qualcuno che appartiene al politically correct. Noi – spiega con un esempio – ricordiamo quando Trump disse che forse c’era poca trasparenza da parte dei cinesi. Fu preso come un cialtrone, un buffone, e attaccato soprattutto dai media locali e poi ovviamente da tutti gli altri. Adesso, a un anno di distanza, le stesse cose le dice Biden e quindi ora è giusto indagare. In Italia è la stessa cosa – sostiene Zangrillo – quindi il politically correct è alla fine quello che guida: la verità è in relazione a chi dice quella cosa».

«Le mascherine all’aperto non hanno alcun senso»

Le mascherine all’aperto? «Alberto Zangrillo vi dice che non hanno alcun senso… Negli ultimi giorni – racconta – ho scosso la testa quando mi è capitato di incontrare persone che in mezzo al bosco, in un sentiero lungo il corso di un fiume, avvicinandomi mettevano la mascherina terrorizzati perché arrivava l’untore. Questo – ammonisce – è un modo di vivere che non ci porta a quella consapevolezza, a quell’equilibrio mentale e psicologico dell’evidenza, dell’obiettività, dell’informazione corretta. Senza questa informazione corretta – avverte il medico personale di Silvio Berlusconi – saremo tutti un popolo di beoti che segue chi la spara più grossa».

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