Smania gender, il modulo di Speranza per i turisti: barrare la croce su maschio, femmina o “altro”

mercoledì 16 Giugno 16:01 - di Giulia Melodia
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Follia gender: il modulo per entrare in Italia destinato al ministero della Salute chiede ai turisti se sono M, F, o “altro”. Un primato made in Italy, quello di cui ci accingiamo a parlare, che dà veramente da pensare. Ed è quello rilevato da La Verità che rivela come, mentre il mondo pensa allo stato di salute e di immunizzazione post covid di turisti, vacanzieri e pendolari, ci accredita come un Paese che chiede a chi arriva a casa nostra di compilare un modulo. Indirizzato al Ministero della Salute. E in cui si può indicare l’appartenenza al terzo sesso. E questo, mentre agli Stati vicini bastano poche informazioni su tamponi e vaccinazioni.

Follia gender, il modulo da compilare all’arrivo in Italia in cui indicare il sesso di appartenenza

Siamo davvero unici. E non solo per il fatto di detenere la maggior parte del patrimonio artistico e culturale del mondo. O per essere indissolubilmente legati agli abusati stereotipi della terna folkloristica interconnessi dell’effigie “spaghetti, pizza e mandolino” che ci rende noti in tutto il pianeta. E neppure il simbolo di patria della mafia ormai è un brand di cui ci si può affibbiare primato ed esclusiva. Ma sul modulo, quello che i turisti devono compilare specificando se siano maschio, femmina o “altro”, per entrare in Italia, su quello saremmo davvero in pole position. Pronti a fare da apripista sul terreno gender come nemmeno il Regno Unito, officina d’eccellenza delle queer e gender policy, è arrivato a fare.

Ossequio al gender: un documento apre alla possibilità di dichiararsi “altro”

Ma tant’è. È La Verità a segnalare la sconcertante notizia, con relative spiegazioni e declinazioni sul tema. Così, a pagina 10 del quotidiano diretto da Belpietro, oggi leggiamo: «Per entrare in Italia, i turisti devono specificare se sono maschio, femmina o «altro». Non solo obblighiamo chi arriva nel nostro Paese a compilare il modulo digitale di localizzazione del passeggero (digital passenger locator form, dPlf), richiesto da ben pochi altri Stati. Ovvero un lungo quanto dettagliato questionario che finisce alla direzione generale del ministero della Salute (e a fornitori di servizi di hosting). Ma ci copriamo di ridicolo invitando a barrare una casella che si inchina all’ideologia di genere».

Un’accelerata gender fluid che nemmeno la Gran Bretagna…

Un approccio che, si diceva poco sopra, neppure gli inglesi – che pure hanno fin qui ammesso e normato di tutto e di più sul tema – si sono sentiti di formalizzare limitandosi nella documentazione di viaggio a includere semplicemente una terza opzione che apre alla possibilità di barrare la crocetta sulla voce «Preferisco non rivelarlo». Relegando alla riservatezza, anche in nome della privacy, l’eventualità che una persona possa sentirsi «altro». Insomma, pur di accreditare la famigerata «libera identità di genere», siamo arrivati al punto di chiedere a qualcuno se ritenga di appartenere a un terzo sesso inesistente, da inserire nel variegato microcosmo arcobaleno del gender fluid. E nel fatidico modulo. Vediamo, allora, come il servizio de La Verità spiega la procedura in vigore dal 24 maggio.

Tutte le informazioni utili comprese le indicazioni gender…

Ossia da quando, «i passeggeri che arrivano nel nostro Paese a bordo di qualunque mezzo di trasporto, aereo, nave, treno o bus che sia, per fermarsi un giorno, una settimana o due mesi devono prima compilare un modulo che richiede la registrazione al sito app.euplf.eu con tanto di account personale confermato tramite il link, che ti arriva all’indirizzo di posta elettronica. Quando finalmente puoi inserire i tuoi dati, scopri che non solo vogliono sapere nome, cognome, indirizzo di dove risiedi nel tuo Paese e dell’hotel o casa dove andrai a soggiornare in Italia, ma anche il tuo numero di telefono e quello della persona che potrebbe mettersi in contatto con te, qualora ce ne fosse necessità».

Uno screening meticolosamente completo…

Uno screening meticolosamente completo che, in caso di arrivo in aereo, prevede anche la necessità di «specificare il nome della compagnia, il numero del volo, l’orario esatto di arrivo, l’aeroporto dal quale parti e quello dove atterrerai, numero e sigla del tuo posto sull’aereo, quando ripartirai e in quale orario». Un resoconto destinato al ministero della Salute italiano su dove vivi e sui tuoi movimenti: tutte informazioni utili che verranno poi riassunte in un documento in formato pdf da stampare e portare con sé. O, se si preferisce, da mostrare direttamente via smartphone una volta realizzato il formato digitale Qr code. L’importante, è che sul dPlf compaia anche il tuo sesso anagrafico o presunto, con buona pace di riservatezza e privacy.

Il Ministero della Salute ha abolito la definizione binaria?

E poco importa che – tanto per citare gli esempi menzionati da La Verità, tutto questo non sia contemplato in molti altri Paesi. Come in Germania, dove «non hai bisogno di riempire alcun Passenger locator form». O in Francia, dove ci si limita solo a dati anagrafici di base. Persino in Spagna, dove le richieste specifiche fanno riferimento solo alle due caselle binarie di maschio e femmina. Salvo poi, tutti i Paesi, informarsi sullo stato di salute come le disposizioni post pandemia prevedono da un po’. Con buona pace di tutti, il messaggio del Ministero della Salute è finalizzato a far capire che la definizione binaria del sesso è stata in qualche modo abolita. Quindoi venghini, signori turisti, venghino. In Italia, oltre al sole, alle testimonianze della storia e a panorami mozzafiato, dalle Alpi alle Sicilia avranno anche la possibilità di dichiararsi «altro»…

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